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Conflitto in Ucraina
2 Aprile 2022
13:02

Cos’è la sindrome da radiazioni che avrebbe colpito i soldati russi entrati a Chernobyl

Diversi soldati russi entrati nella Zona di Esclusione attorno alla centrale di Chernobyl, in Ucraina, si sarebbero ammalati di sindrome da radiazioni. Ecco cos’è.
A cura di Andrea Centini
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Conflitto in Ucraina

Decine di soldati russi sarebbero rimasti seriamente contaminati dalle radiazioni durante l'occupazione della centrale di Chernobyl, sequestrata proprio all'inizio della guerra in Ucraina (e ora di nuovo libera). Fonti non confermate parlano di autobus pieni di militari avvelenati e diretti verso un centro medico di Gomel, in Bielorussia; molti degli uomini risulterebbero in gravi condizioni. L'Energoatom, l'azienda ucraina che gestisce le centrali nucleari, ha annunciato che uno di essi è morto, altri 26 sono invece stati ricoverati e in 73 trasferiti. Durante l'invasione le truppe di Mosca hanno attraversato la Zona di Esclusione attorno alla centrale, nella quale esplose un reattore nucleare nel 1986. I soldati sarebbero passati anche nella famigerata “Foresta Rossa” con mezzi pesanti, sollevando polveri fortemente radioattive. All'interno di questa foresta, vietata anche agli addetti della centrale poiché fra i luoghi più contaminati in assoluto, sarebbero state addirittura scavate trincee, mentre vasti incendi sono scoppiati nella zona dopo furiosi combattimenti. I soldati russi sarebbero stati esposti a livelli elevati di radionuclidi, ammalandosi di Sindrome Acuta da Radiazioni. Ecco cos'è questa patologia e cosa comporta per l'organismo.

Come indicato in un documento firmato dal professor Giuseppe de Luca dell'ISPRA, la Sindrome Acuta da Radiazioni o SAR “si manifesta negli individui esposti ad alte dosi (> 1 Gy) di radiazioni ionizzanti al corpo intero o a parti estese del corpo con ratei di dose relativamente elevati (esposizione acuta)”. Le radiazioni ionizzanti sono così chiamate poiché capaci di rimuovere un elettrone da un atomo, una reazione in grado di innescare mutazioni nel DNA e dunque portare allo sviluppo del cancro. Elementi con questa energia sono i radionuclidi, isotopi radioattivi del Cesio, del Plutonio, dell'Uranio, del Polonio e così via. La Foresta Rossa, a Sud Ovest della centrale di Chernobyl, è ancora contaminata da Cesio 137, Stronzio 90 e altri radinuclidi, sebbene le concentrazioni siano inferiori rispetto a quelle registrate poco dopo l'incidente di oltre 30 anni fa. Lo sviluppo della Sindrome Acuta da Radiazioni potrebbe essere spiegata da un lungo periodo di sosta in quest'area senza precauzioni, ma al momento non ci sono conferme indipendenti di questi avvelenamenti. L'esposizione può avvenire per irraggiamento (esterno) e contaminazione (esterna o interna); i soldati potrebbero aver inalato le polveri contaminate sollevate dal passaggio dei carri armati e altri blindati, oppure dalla costruzione delle trincee.

Come specificato dagli autorevoli Manuali MSD per operatori sanitari, le radiazioni ionizzanti “danneggiano i tessuti in maniera variabile, a seconda di fattori come la dose di radiazione, il tasso di esposizione, il tipo di radiazione e la parte del corpo esposta”. Anche l'età del paziente, la presenza di comorbidità e altri fattori possono esacerbare la gravità dell'esposizione. La contaminazione interna di radionuclidi, come quella di polveri potenzialmente inalate, è considerata più difficile da rimuovere. Le radiazioni possono danneggiare il DNA, l'RNA e le proteine, determinare morte cellulare e influenzare meccanismi biologici come la proliferazione delle cellule e l'omeostasi, con possibile fibrosi dei tessuti. I danni genetici alle cellule somatiche possono comportare lo sviluppo del cancro, mentre quelli alle cellule germinali anche la “possibilità teorica di difetti geneticamente trasmissibili”, spiegano i Manuali MSD. Le donne in gravidanza esposte a radiazioni rischiano effetti teratogeni, ovvero malformazioni nel feto.

In caso di Sindrome Acuta da Radiazioni, dovuta a una massiccia esposizione ai radionuclidi, si sviluppano vari tipi di sindromi (cerebrovascolare, gastrointestinale ed ematopoietica) che sono suddivise in tre fasi. Quella prodromica, spiegano i Manuali MSD, dura da pochi minuti a 2 giorni dopo l'esposizione e si presenta con vari sintomi gastrointestinali come vomito, diarrea, nausea e anoressia. Vi possono essere anche febbre, ipotensione e astenia generalizzata, oltre alla comparsa di “segni subclinici di interessamento ematologico”, spiega il professor de Luca. Segue la fase asintomatica latente, che arriva fino a tre settimane dopo l'esposizione ma dura in genere una settimana. In questa fase si attenuano i sintomi della fase prodromica e il paziente sembra stare meglio, ma poi peggiora repentinamente. La terza fase è quella della malattia sistemica conclamata, la manifestazione clinica delle sindromi con i segni della compromissione degli organi e dei tessuti. Possono verificarsi un drastico calo degli elementi del sangue, perdita di coscienza, disidratazione, disorientamento, convulsioni, diarrea grave, vomito, distress respiratorio, cefalea, tremori, epilessia, necrosi intestinale, collasso, leucemia e molto altro. La sindrome cerebrovascolare, quella “predominante dopo un'elevata esposizione di radiazioni”, è sempre letale e uccide entro un paio di giorni. In quella gastrointestinale è “frequente il decesso”.

Il trattamento dei pazienti contaminati può prevedere molteplici terapie, come somministrazione di fattori di crescita emopoietici, trasfusioni, antibiotici, terapie di stimolo alla rigenerazione cellulare e varie terapie di supporto. Se gli elementi radioattivi sono stati ingeriti sono possibili anche la lavanda gastrica e il lavaggio della bocca, ad esempio con perossido di idrogeno diluito, come specificato dai Manuali MSD. Trattamenti specifici si predispongono anche in base al radionuclide responsabile della contaminazione. Sono previsti isolamento e rimozione dei vestiti contaminati. Gli operatori sanitari devono essere adeguatamente protetti dalle radiazioni.

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