Ripetutamente violentata dagli zii in casa e poi costretta a portare avanti la gravidanza frutto degli stupri fino alla nascita del bambino. È il calvario che ha dovuto subire una bimba di appena 10 anni nella città indiana di Chandigarh, nella parte settentrionale del Paese. Solo quando il bimbo è venuto alla luce, nell'estate scorsa, la piccola ha parlato con i medici e la vicenda degli abusi è venuta a galla. Inizialmente la polizia ha incriminato uno zio della piccola ma quando gli esami del Dna hanno stabilito che non era lui il padre del neonato, gli inquirenti hanno messo in stato di accusa anche l'altro zio della bambina, il fratello minore del primo uomo.

"Abbiamo ottenuto il DNA del bambino dal nostro reparto forense e si è abbinato al secondo zio", ha dichiarato un investigatore della polizia locale di Chandigarh alla CNN. Il secondo zio è stato arrestato il 19 settembre scorso dopo che la ragazza lo ha chiamato in causa durante un colloquio con i psicologi. Nel frattempo  è stato già avviato un processo giudiziario contro il primo zio, anche lui attualmente in carcere con l'accusa di violenza sessuale sulla minore. A rendere l'intera vicenda ancora più grave, il silenzio degli altri famigliari della piccola che hanno tenuto tutto nascosto fino a uno stato di gravidanza avanzata quando ormai la legge locale non permette più l'aborto se non previa autorizzazione dei giudici per casi gravi.

La piccola infatti si è vista respingere dalla Corte Suprema dell'India la richiesta di aborto dopo il termine di legge, presentata nel mese di luglio. Una commissione composta da otto medici, dopo aver esaminato i documenti e aver visitato al bimba, ha escluso i motivi di necessità e la bambina ha dato alla luce una figlia con un parto cesareo nell'agosto scorso presso il Medical College and Hospital di Chandigarh. Nonostante numerose campagne di sensibilizzazione e l'inasprimento delle pene per simili reati da parte delle autorità locali, l'India purtroppo continua ad affrontare l'emergenza stupri che spesso vede come vittima minorenni.

Il numero di violenze segnalate nel Paese infatti è aumentato del 50% tra il 2011 e il 2016 e l'India detiene anche il brutto record di assalti sessuali su minori: circa 20mila casi riportati solo nel 2015, secondo i dati del governo riportati da France-Press. Intanto una altro passo avanti è stato fatto con la decisione della Corte Suprema indiana di equiparare un rapporto sessuale prima dei 18 anni a uno stupro, anche in caso di matrimonio. Un provvedimento fondamentale visto che, secondo l'Unicef, il 47 percento delle donne indiane si sposano prima dei 18 anni e il 18 percento prima ancora di compiere 15 anni