Per Vito Crimi, sottosegretario pentastellato all'Editoria, quanto emerso dal primo capitolo dell'inchiesta di Fanpage.it sullo sversamento dei rifiuti in Veneto, condotta dal team ‘Backstair', è "da brividi": "Non c'è solo un'azienda pronta ad investire 300mila euro in pubblicità in cambio del silenzio di una redazione. Ci sono i rifiuti spacciati per compost, i terreni contaminati, i cittadini e le comunità in allarme, l'ombra della criminalità organizzata e i contatti con la politica. E ci sono soldi. Soldi per campagne elettorali, soldi per pubblicità", ha commentato in un lungo post su Facebook.

"Mi chiedo quante altre volte, nel nostro Paese, un'azienda abbia offerto soldi in pubblicità per silenziare un'inchiesta. O li abbia trattenuti, magari in seguito ad articoli ritenuti sgraditi. Perché in Italia, purtroppo, funziona così da tempo. La pubblicità è diventata un'arma per allineare le redazioni, o per condurle addirittura al fallimento. Per fortuna, davanti alle minacce o alle tentazioni c'è chi resiste, nel rispetto della completezza e indipendenza dell'informazione che si deve ai cittadini. A Fanpage va il nostro plauso per il grande lavoro svolto. Mi auguro che in seguito alle rivelazioni dell'inchiesta si possa al più presto fare luce e chiarire le varie responsabilità in questa scandalosa vicenda".

L'inchiesta ha denunciato le pressioni e ‘l'offerta' di denaro fatta da Fabrizio Ghedin, il responsabile delle relazioni esterne della Sesa, una delle più grandi aziende di compost in Europa, alla redazione di Fanpage.it. Ghedin è anche un consulente del Governo, è lo spin doctor di Vannia Gava, la sottosegretaria leghista del ministro dell'ambiente. L'azienda ha proposto al nostro giornale un investimento di 300mila euro in pubblicità, in cambio del ‘silenzio' dei giornalisti che stavano indagando sul business del compost a Este, un paesino del Veneto, vicino Padova.