In Italia la classe dirigente più vecchia d'Europa

Abbiamo la classe dirigente più vecchia d'Europa, è ciò che dicono i dati raccolti dalla Coldiretti nel primo rapporto sull'età media della classe dirigente italiana al tempo della crisi, diffuso oggi durante l'assemblea dei giovani dell'associazione dei coltivatori diretti. In Italia, infatti, l'età media dei dirigenti si aggira intorno ai 59 anni con un picco per i manager delle banche e i rappresentanti del Governo, che arrivano ad avere una media rispettivamente di 67 e 64 anni.

Governo e Parlamento tra i più vecchi dell'UE – Il quadro che il report fa della nostra dirigenza evidenzia una sostanziale immobilità della classe dirigente italiana a fronte di una disoccupazione giovanile sempre più in crescita e che ormai supera il 30%, come rivelano i dati Istat. Ma non sono solo Governo e istituti finanziari a privilegiare l'anzianità, ma anche la maggior parte delle istituzioni pubbliche e delle società private del nostro Paese. Nel Parlamento ad esempio l'età media dei deputati è 54 anni e quella dei senatori e 57, e anche nelle università, dove si suppone dovrebbero avere più spazio i giovani, l'età media dei professori viaggia intorno ai 63 anni.

Un quarto dei professori universitari sopra i 60 anni – Il raffronto con il resto dell'Europa è sconfortante per i nostri giovani. Se in Gran Bretagna gli ultimi Premier si aggiravano intorno ai 45 anni di età, ritenuti sufficienti per essere politicamente maturi e per il comando, in Italia il Ministro più giovane ne ha 57 e gli ultimi Presidenti del Consiglio erano tutti più che ultrasessantenni. Non è migliore la situazione universitaria, se infatti in Italia un quarto dei professori ha più di 60 anni, in Francia sono il 10% e in Spagna come in Gran Bretagna solo l'8% del totale.

L'età media si ripercuote sulle politiche per il futuro – "La maggioranza della classe dirigente attuale andrà probabilmente in pensione prima che la crisi sia superata" ha detto il delegato nazionale dei giovani della Coldiretti, Vittorio Sangiorgio, preoccupato che questo si ripercuota proprio sulle politiche di sviluppo per il futuro "con un'Italia che sta rinunciando a risorse fondamentali per la crescita". Della stesa opinione anche il Presidente di Coldiretti, Sergio Marini, che ha ricordato come "ad essere vecchie e poche sono soprattutto le idee con le quali si vuole affrontare la crisi proponendo modelli di sviluppo fondati su finanza ed economie di scala che hanno già fallito altrove".