"La morte di Imane Fadil nuoce anche alla difesa di Silvio Berlusconi" nel processo sulle famose cene eleganti ad Arcore perché "determina una conseguenza negativa" nel dibattimento. A sostenerlo è stato lo stesso legale dell'ex Premier, l'avvocato Federico Cecconi, al termine dell'udienza di oggi del processo Ruby Ter nel quale il leader di Forza Italia è imputato per corruzione in atti giudiziari assieme a molte olgettine. "A livello tecnico-processuale la morte di Imane Fadil ci danneggia perché le sue dichiarazioni entrano direttamente nel processo e noi non possiamo più fare il controesame" ha spiegato Cecconi. La modella 34enne, scomparsa in circostanze ora al vaglio della magistratura , infatti era uno dei testi principali dell'accusa contro il leader di Forza Italia nelle varie inchieste sul caso Ruby e aveva reso testimonianza anche nel filone Ruby ter.

In questo processo  Fadil aveva anche chiesto di essere ammessa come parte civile assieme ad altre due ragazze che sostengono di essere state danneggiate dalle cene in villa. La stessa cosa era avvenuta anche nel processo principale ma la richiesta era stata rigettata. Durante l'udienza di oggi il giudice si è limitato a constatare l'assenza della donna e del suo legale e si è espresso a favore della riunificazione tra i due filoni rinviando gli atti. Interpellato sulla strana morte della modella 34enne, ora al centro delle indagini della magistratura milanese, l'avvocato però non ha voluto esprimere opinioni ribadendo solo che "quando muore una persona vi è la massima forma di dolore. E non è una frase retorica". "Non ci siamo mai incontrate. Ma provo una pena grande per lei. Prima gli scandali, poi la malattia e ora questa fine terribile a 34 anni" ha dichiarato invece la protagonista principale delle cene, Karima El Mahrough, conosciuta come Ruby.

Sulla morte di Imane Fadil intanto proseguono le indagini dei pm in attesa di ricevere i risultati definitivi delle analisi post mortem. In Procura nelle scorse ore è stato ascoltato il direttore sanitario della clinica dove la 34enne è morta dopo circa un mese sofferenze a causa di un sospetto avvelenamento. Un sospetto confermato in parte dalla presenza di livelli alti di cinque metalli nel corpo della donna, rilevati dalle prime analisi. "I medici hanno cercato di seguire tutte le ipotesi possibili in base alla scienza medica e ad una ad una le hanno scartate trovandosi davanti ad una situazione complessa che non sono riusciti a comprendere ma non si esclude comunque che Imane Fadil sia morta per una malattia rara" ha spiegato il pm Francesco Greco, concludendo: "La priorità della Procura è accertare le cause della morte".