Ilva, dopo il decreto è scontro tra Governo è magistratura

Il Premier Monti aveva assicurato di non voler creare uno scontro con la magistratura, ma dopo il decreto varato venerdì dal Governo per evitare la chiusura degli impianti dello stabilimento Ilva di Taranto, sembra che le cose andranno proprio nel senso opposto. La reazione della procura tarantina infatti non si è fatta attendere e a questo punto appare quasi inevitabile un contenzioso giuridico tra magistrati e Governo. La procura pugliese starebbe valutando due alternative per opporsi al decreto che di fatto rende nulle le disposizioni di sequestro dell'Ilva di Taranto emanate il 26 novembre scorso. Una prevede si sollevare un'eccezione di incostituzionalità del decreto legge di Palazzo Chigi, chiedendo l'intervento della Corte Costituzionale, l'altra quello di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato generando di fatto uno scontro istituzionale. L'occasione per entrambe le ipostesi potrebbe essere l'udienza del 6 dicembre prossimo davanti al Tribunale del Riesame dove si deciderà sulla richiesta dell'Ilva di dissequestrare almeno il prodotto finito e semilavorato, giacente sulle banchine del porto.

Per i giudici prima la bonifica e poi il dissequestro – "Il governo si è assunto la grave responsabilità di vanificare le finalità preventive dei provvedimenti di sequestro" ha detto il segretario dell'Anm e pm a Taranto, Maurizio Carbone, ricordando che quei provvedimenti sono stati emessi per "salvaguardare la salute di una intera collettività" visto che dai vertici dell'azienda non è mai arrivata una disponibilità ad investire i capitali necessari per mettere a norma l'impianto e ad adempiere alle prescrizioni contenute nell'Aia. Insomma per la magistratura non è cambiato nulla e si confermano tutti i dubbi già espressi dal Gip Patrizia Todisco che poco prima del decreto del Govenro aveva rigettato per la seconda volta l'istanza di dissequestro degli impianti avanzata dall'Ilva. Per i giudici infatti anche se la nuova Aia venisse rispettata, ha tempi "incompatibili con le esigenze di tutela della salute della popolazione locale e dei lavoratori del Siderurgico" che non possono essere sospese "senza incorrere in una inammissibile violazione dei principi costituzionali", in pratica prima si risana a spese dell'azienda e poi si riaprono gli impianti.