Mount Olympus – To glorify the cult of tragedy 24h di Jan Fabre
in foto: Mount Olympus – To glorify the cult of tragedy 24h di Jan Fabre

Nonostante una Riforma poco chiara, spesso punitiva per molte realtà e comunque zeppa di errori, tra algoritmi sballati e gravi dimenticanze; nonostante gli stop del Tar e le varie impasse istituzionali, anche quest’anno sui palcoscenici italiani l’offerta di spettacoli da Nord a Sud è riuscita a garantire un standard di qualità piuttosto elevato, con picchi d’interesse davvero notevoli.

Basta dare una scorsa ai finalisti di alcuni tra i premi più importanti, come l’Ubu o il Premio Rete Critica, per capire che non sono mancate le proposte peraltro molto eterogenee e in qualche caso innovative. Basti citare, ad esempio,  la “Trilogia della provincia” di Oscar De Summa composta da “Diario di provincia”, “Stasera sono in vena”, “La sorella di Gesucristo”. Una trilogia nata nel corso degli ultimi anni ma di cui l’ultimo capitolo risale alla scorsa estate. Un’opera che va ostinatamente incontro a un nuovo pubblico con un tono semi-serio e uno stile semi-autobiografico, interamente dedicata all'esistenza dei giovani nella provincia italiana. Un altro gruppo che sta mettendo d’accordo pubblico e critica è quello degli Anagoor, la compagnia veneta che con spettacoli come “Socrate. Il sopravvissuto” o “Virgilio brucia” unisce filologia, storia dell’arte, architettura, arti visive, danza e musica.

Trilogia della provincia di Oscar De Summa
in foto: Trilogia della provincia di Oscar De Summa

Poi vogliamo segnalare l’esperimento condotto da Mimmo Borrelli insieme con Roberto Saviano nello spettacolo “Sanghenapule” in cui si intrecciano gli stilemi del teatro di narrazione, incarnati da Saviano, all’indagine antropologica e performativa che contraddistingue il lavoro di Borrelli. Uno spettacolo che avvicina, convince e appassiona.

Tra i grandi eventi ne segnaliamo due che hanno segnato quest’anno teatrale: il primo è uno spettacolo straniero “Mount Olympus – To glorify the cult of tragedy 24h” del regista belga Jan Fabre, una prova monumentale che inizia alle quattro del pomeriggio e finisce alla stessa ora del giorno successivo. Un’utopia teatrale che sovverte regole e codici invitando lo spettatore a un'esperienza unica nel suo genere. L’altro è il debutto dell’anno del Piccolo Teatro di Milano, vale a dire, “L’opera da tre soldi” di Brecht e Weill portata in scena da Damiano Michieletto, regista di opera lirica a cui però non mancano idee innovative e il coraggio di reinventare la tradizione.

Elvira di Toni Servillo
in foto: Elvira di Toni Servillo

Tra gli esperimenti “monumentali” non possiamo non citare quello del regista stabiese Antonio Latella che con “Santa Estasi” ha diretto un gruppo di attori e drammaturghi durante la scuola di Alta Formazione di ERT, Emilia Romagna Teatro, lavorando sul mito e sulle vicende della stirpe degli Atridi. Il risultato è stata la costruzione di un unico grande spettacolo diviso in otto movimenti della durata di 19 ore.

Quest’anno ha debuttato anche il nuovo spettacolo di Toni Servillo, “Elvira” da “Elvire Jouvet 40” di Brigitte Jacques, un testo basato sulle lezioni del grande attore francese Louis Jouvet che vede in scena un maestro e un’allieva nel momento della creazione del personaggio. Una vera e propria “lezione” di teatro e allo stesso tempo una riflessione sul personaggio e sul ruolo dell’attore.

In ultimis, segnaliamo il debutto del nuovo spettacolo di una delle compagnie italiane più interessanti degli ultimi anni, Babilonia Teatri, che ha recentemente portato in scena “Purgatorio”, un progetto avviato nel 2015 che coinvolge i componenti della compagnia ZeroFavole e che si connette ai loro precedenti “Pinocchio” e “David è morto”. Una riflessione sulla disabilità e sulle “verità non conformi” che offre uno sguardo nuovo, altro nei confronti della realtà.