Da domani 15 settembre e fino al 29, presso l’isola pedonale di Largo Spartaco nel quartiere romano del Quadraro, andrà in scena la diciottesima edizione del festival "Attraversamenti Multipli", ideato e organizzato dalla compagnia teatrale Margine Operativo, con la direzione artistica di Alessandra Ferraro e Pako Graziani. Da Ascanio Celestini a Roberto Latini, una lunga e interessante sfilza di eventi che passano al setaccio la relazione tra le arti performative contemporanee e il presente attraverso la presentazione di spettacoli e performance site specific in luoghi urbani e non convenzionali. L'evento di apertura, proprio nel quartiere in cui affondano le radici alcune delle sue narrazioni teatrali, sarà affidato ad Ascanio Celestini e al suo spettacolo "Il nostro domani", racconto sulla vicenda del giovane napoletano Davide Bifulco ucciso a sedici anni da un proiettile sparato dalla pistola di un carabiniere dopo non essersi fermato all'Alt.

Partiamo da qui, da "Il nostro domani". Che storia è?

Un’auto dei carabinieri sperona il motorino con tre ragazzi che finiscono a terra.Tre giovani di periferia. Senza casco.Una guardia scende, spara un colpo e uccide Davide Bifolco di 16 anni.Questa è una storia che dura poco più di tre righe. Da queste tre righe cominciamo a ri-raccontare un grappolo di storie buffe e drammatiche, utili e inutili per testimoniare l’esistenza di un teatro che serve ancora a dire qualcosa sul presente.

A proposito di dire qualcosa sul presente, considerato il tema di quest'anno di ‘Attraversamenti Multipli', in quanti modi il teatro oggi può provocare degli "sconfinamenti"?

Il teatro sta per sua natura fuori dai confini, ci sta dai tempi in cui i teatranti venivano seppelliti in terra sconsacrata. Il compito o la missione del teatro è un po’ questa: portare lo spettatore fuori dai confini, ricordargli che ogni storia ha un rovescio.

In un'epoca come la nostra, dominata da questo costante sentimento di paura, di difesa del proprio confine, qual è il compito dell'artista?

L’arte non può alleviare la sensazione di spaesamento che il presente (qualsiasi presente) porta con sé. Casomai serve a ricordarti che dobbiamo fare i conti con la paura a prescindere dalle cause che la scatenano. Noi abbiamo paura perché questo sentimento ci accompagna giorno e notte. Per questo motivo i politici (e non solo loro) la usano per governarci. Sanno che la paura abita la nostra vita a prescindere. Che ci accompagna come la sete e il sonno.

Se Matteo Salvini o Viktor Orbán ascoltassero il tuo racconto su Davide Bifolco, pensi che potrebbero cambiare almeno in parte il loro modo di vedere il mondo?

Se ascoltassero le parole di Gianni e Flora, i genitori di Davide, capirebbero che stiamo parlando di un ragazzo che poteva continuare a vivere la propria vita, giocare a pallone, andare in motorino, baciare la fidanzata… fare tutte quelle cose che i bellissimi ragazzi della sua età fanno senza lasciare traccia nella storia e nella cronaca. E invece non è andata così. Se Orbàn e Salvini avessero la capacità di pensarci, probabilmente non occuperebbero il posto che occupano.

Come si può uscire – linguisticamente e narrativamente, nemmeno politicamente – da una situazione in cui i razzisti dicono di non essere razzisti, in cui sostengono di voler aiutare il prossimo a casa loro, di fare quello che fanno in quanto buoni papà. Sembra esserci un problema di linguaggio alla base, innanzitutto…

Non se ne esce, infatti. Ma vale la pena non entrarci nemmeno. A parlare quella lingua lì si diventa mostruosi e io non voglio diventare un mostro. Preferisco confrontarmi con la parte migliore del mondo. “C’è stata una grande solidarietà nel quartiere – mi dice Gianni parlando del funerale del figlio – parevano i funerali di Totò”. A Gianni viene in mente Totò. Gli viene in mente perché ha una idea pulita del figlio. I diavoli nel cervello sporco dei ministri lasciamoli dove stanno. Loro ci fanno i conti ogni notte, noi no.