Questa è la storia infinita della famiglia Baio e di Jvan, un uomo che non vuole abbassare la testa, che vuole lottare per i propri diritti, che vuole che la verità emerga e che oggi desidera avere un posto di lavoro. Sono vittime di mafia perché hanno avuto il coraggio di denunciare. La famiglia Baio con tre figli, deve lasciare immediatamente la casa per due mensilità non pagate, nonostante il contratto della Caritas diocesana. Ma la famiglia Baio non si ferma. La coppia, ha fiducia nella buona giustizia e il coraggio di non arrendersi mai.

La storia della famiglia Baio

Tutto inizia ad agosto 2013 quando Jvan era dipendente Isab del pontile Nord di Siracusa. Con altri due colleghi decidono di aprire un circolo ricreativo per vedere le partite o, semplicemente, per giocare a carte. Dopo un mese, Jvan si accorge che uno dei soci vuole utilizzare il circolo ricreativo per fare un centro scommesse clandestino controllato da una cosca mafiosa siracusana. Nel frattempo uno dei due colleghi esce dalla società e l’altro, quello che spinge per il centro scommesse, fa entrare in società un’altra persona, che è conosciuta dalle forze dell’ordine, perché appartenente ad un clan mafioso, già arrestato precedentemente. "Mi accorgo – dice Jvan – nel giro dei 45 giorni di esistenza della società che nel circolo ricreativo arriva la droga che il suo collega porta in Isab e la spaccia insieme alle sigarette, all’alcool, non solo ai marinai stranieri delle petroliere ma anche e, soprattutto, ad alcuni dipendenti Isab, che fanno uso di stupefacenti".

Quando Jvan però rientra al lavoro nell’ottobre 2013, il collega della società ha un atteggiamento estorsivo e denigratorio nei suoi confronti e, di fronte a diversi atti di intimidazioni e ad un attentato minatorio, sentendosi minacciato, si rivolge ai massimi responsabili Isab, spiegando loro cosa era successo. L’otto maggio 2014 espone una denuncia/querela alla procura e, per questo, a luglio di quell’anno bruciano il negozio di suo fratello. Dopo il licenziamento ha iniziato con Isab una ulteriore fase di contrattazione che dura fino a maggio 2015. Chiede di lavorare anche con una ditta terza. "L’ultima frase che comunicano – dice Jvan – è che mi risarciscono con 70 mila senza reintegro". Conclude Jvan – "Voglio ottenere il reintegro sul lavoro, in un posto sereno, con il rimborso di tutto ciò che ha perso economicamente e desidera proseguire il discorso penale e civile".