Il caso di pedofilia nella provincia di Cremona, dove un meccanico che guida anche lo scuolabus del paese, è stato denunciato per abusi sessuali durati almeno per un anno. All’arrivo delle forze dell’ordine che l’hanno portato in carcere lui è rimasto in silenzio.

"Tu non puoi stare qui perché sul bus i negri si siedono davanti e i bianchi dietro", non è una frase risalente agli anni '50 nell'Alabama di Rosa Parks ancora alle prese con la segregazione razziale ma una discriminazione subita da un ragazzino di appena undici anni a bordo di uno scuolabus in una italianissima cittadina del Trevigiano nel 2019. L'episodio risale allo scorso mercoledì mattina quando il piccolo è salito a bordo del mezzo pubblico che avrebbe dovuto accompagnarlo a scuola come tutti i giorni, ma si è trovato davanti a due ragazzine più grandi che lo hanno insultato, malmenato e spinto via impedendogli di sedersi per il colore della sua pelle. Come racconta il Corriere del Veneto, a denunciare pubblicamente l'accaduto è stata la mamma del ragazzino con un messaggio pubblicato su una pagina Facebook che promuove l’integrazione, "Cara Italia".

"Mio figlio è stato bullizzato sul pulmino della scuola. Oltre ad averlo malmenato, una delle ragazzine gli ha detto: ‘I negri si siedono davanti, i bianchi dietro'. Mi ha raccontato di non essersi difeso per non passare dalla parte del torto" ha raccontato la donna, una trevigiana che ha sposato un senegalese. Tutto sarebbe iniziato quando il piccolo è stato indirizzato verso i sedili posteriori dal conducente dello scuolabus per lasciare spazio ai bimbi più piccoli delle scuole elementari. L'undicenne è stato subito preso di mira da una ragazzina di terza media che gli ha intimato di non occupare quei posti per via del colore della sua pelle. Poco dopo la situazione è peggiorata. Quando a bordo è salita anche un'amica della minore, infatti, il ragazzino è stato schiaffeggiato e spinto verso lo sportello, fino doversi inginocchiare.

"Mio figlio è arrivato in classe molto turbato, si è messo a piangere e ha raccontato ciò che era accaduto agli insegnanti, ricevendo la solidarietà di tutti" ha raccontato la madre. In effetti la scuola è subito intervenuta e il dirigente scolastico ha invitato gli insegnanti ad affrontare in classe il tema.  Infine si sono mosse anche le istituzioni locali con sindaco e assessori. "Hanno negato di aver pronunciato quella frase con intenti razzisti. Impossibile sapere se davvero si sia trattato di un grande fraintendimento, ma di certo si sono impegnate a chiedere scusa allo studente per come l’hanno fatto sentire" ha spiegato il sindaco. La mamma dell'11enne ha deciso di non presentare denuncia: "La reazione della comunità è stata immediata e dimostra che è giusto avere fiducia nelle istituzioni. Spero che quelle ragazzine capiscano".