Norbert Feher, alias Igor Vaclavic, è latitante ormai da troppo tempo. Nei giorni scorsi la Questura ha puntato il dito contro i Carabinieri, "colpevoli" di non aver condiviso tutte le informazioni con le altre forze dell'ordine durante le riunioni del Comitato per l'ordine e la sicurezza. Ed ora cresce la polemica sul sistema messo in campo per catturare il killer di Budrio.  Ora i figli della seconda vittima di Igor, la guardia ecologica volontaria Valerio Verri, ucciso ad aprile nelle campagne del Mezzano, hanno scritto una lettera indirizzata proprio al comandante dei Carabinieri che coordinava le ricerche, un pesante atto di accusa che non può lasciare indifferenti. “Colonnello, ma è sicuro di ciò che dice?”, inizia così la lettera di Francesca e Emanuele Verri al colonnello Andrea Desideri, comandante provinciale.

Le presunte omissioni che hanno favorito la fuga di Igor.

L’Arma dei carabinieri giovedì era aveva rilasciato un comunicato in cui spiegava che “le attività condotte per la ricerca del latitante Norbert Feher sono state costantemente condivise nelle previste sedi istituzionali con le autorità locali di pubblica sicurezza (Prefetto e Questore), che hanno ricevuto informazioni e aggiornamenti, in un quadro di assoluta correttezza istituzionale e reciprocità informativa, nel rispetto della legge”. Al centro di tutto c’è un’informativa inviata l’8 giugno dalla Questura alla Procura in cui la Polizia diceva di essere stata informata dall’Arma del collegamento tra i delitti e il killer di Budrio solo il 10 aprile (due giorni dopo l’omicidio Verri) con un telex. “Sin dai fatti riguardanti la rapina alla guardia giurata a Consandolo, avvenuta il 30 marzo – continua la nota dell’Arma – gli organi investigativi del Comando provinciale di Ferrara hanno avviato tempestive attività di indagine puntualmente riferite alla Procura, per poi proseguire nelle giornate successive, d’intesa con i colleghi del Comando provinciale di Bologna, a seguito dell’omicidio di Budrio, secondo le direttive impartite dall’Autorità giudiziaria”. Elementi sulla possibile presenza dell’assassino nelle valli del Mezzano “si sono acquisiti solo dopo i fatti delittuosi del tragico 8 aprile 2017”. Fino ad allora, “nessun dato investigativo – assicura l’Arma – faceva presagire la sua responsabilità penale per gli episodi delittuosi del 30 marzo e del primo aprile, né la sua presenza nella zona”.

I figli della vittima contro i carabinieri.

Ma i figli di Verri fanno chiaramente intendere di non poter accettare la versione fornita dall’Arma: “Abbiamo letto la sua nota pubblicata sui giornali di oggi. Abbiamo letto l’articolo di Repubblica ma soprattutto abbiamo letto tutti gli atti del fascicolo di indagini aperto su nostra denuncia. Abbiamo letto tutta la rassegna stampa dei giorni 30 marzo – 10 aprile. […] Lei non sa quanto ci sia costato guardare quel fascicolo, vedere la foto del corpo senza vita di nostro padre. La teniamo qui, colonnello. Continuiamo a leggere la sua nota – proseguono Francesca ed Emanuele – ma è sicuro di ciò che dice?”. I fratelli si rivolgono direttamente a Desideri, invitandolo a chiedere scusa, “o chiedere scusa non è contemplato per un Colonnello dei Carabinieri anche quando commette errori imperdonabili?”, si domandano. In mancanza, “lo facciamo noi per lei.
Chiediamo scusa a tutti i bravissimi Carabinieri che lavorano sotto di lei ai quali va comunque la nostra riconoscenza, il nostro rispetto ed il nostro affetto. Chiediamo scusa per la situazione in cui ora si trovano e non certo per colpa nostra o di nostro padre. Non è d’accordo?”.