La fotografia ritraente i 3 bambini morti nel naufragio avvenuto la scorsa settimana al largo delle coste libiche sta scatenando i complottisti del Web. In molti, infatti, pensano che quelle immagini non siano reali e che in realtà i tre bambini morti sarebbero dei bambolotti utilizzati come "modelli" per scattare una fotografia da diffondere per creare indignazione e far sentire in colpa l'Italia per la chiusura dei porti alle Ong. Su Facebook, in particolare, oltre ai numerosi commenti che mettono in dubbio la veridicità dell'immagine e sostengono si tratti di una vera e propria messinscena, sono presenti una serie di fotomontaggi artigianali realizzati e diffusi allo scopo di sostenere un'unica tesi: quei bambolotti sono stati fotografati in uno studio di posa e l'immagine sarebbe totalmente falsa, nessuno sarebbbe mai morto in quel naufragio. "Ecco svelata la falsa messa in scena delle ONG DI SOROS, una vergogna", si legge nella didascalia del fotomontaggio realizzato in maniera molto grezza. Le fotografie dei tre bambini morti sono reali e sono state scattate da un fotografo di France Presse presente al momento del recupero dei corpi e la loro veridicità è stata anche confermata dall'Unhcr dell'Onu.

Ma questo poco importa, per molti le immagini non sono reali e la morte dei bambini sarebbe solo una messinscena strappalacrime orchestrata dal finanziere associato alle più svariate teorie complottiste. Il primo fotomontaggio è stato realizzato (con tanto di firma sulla foto) da un profilo Facebook che ha 1000 follower e diffonde numerosi contenuti complottisti al limite del ridicolo. Questo fotomontaggio, però, è stato in seguito cancellato, come lo stesso utente conferma a Repubblica. "L'altra foto si vede che è un fotomontaggio. Per il resto pure a me può capitare di inciampare in qualche bufala purtroppo, a tutti può capitare. Quando indago e poi vedo che è un fake di solito elimino, sennò poi perdi pure credibilità". E la foto dei bambini? "Se è tutto vero… beh, che chi abbia causato una cosa del genere paghi, ma paghi di brutto".