"In quei momenti, così drammatici, la cosa più sconvolgente era la calma e la tranquillità di mio figlio durante quelle telefonate", ospite di Mara Venier a Domenica In, il papà di Marco Gottardi, il giovane morto insieme alla fidanzata, Gloria Trevisan, nel rogo della Grenfell Tower a Londra, il 14 giugno 2017, ricorda quegli angoscianti momenti. "Erano una coppia fantastica, avevano fatto una scelta di vita che andava assolutamente accettata. Ricordo bene che si erano trasferiti in un grattacielo, che faceva parte di un gruppo di edifici molto alti, ma dall'esterno appariva come il più nuovo e, erroneamente, anche il più sicuro", racconta papà Gianni.

"Una tragedia inaccettabile in una capitale europea, a cominciare dalle cause fino ai problemi dei soccorsi. Non potremo mai accettarlo, e anche per avere giustizia dovremo aspettare tanti anni, non è vero che certe lungaggini esistono solo in Italia", prosegue il signor Gottardi. Marco e Gloria si erano trasferiti a Londra per lavoro dopo la laurea. "Non potevi non diventare suo amico, si faceva amare e apprezzare da tutti. Anche a Londra lui e Gloria si erano fatti subito alcuni amici, per lui l'amicizia era tutto. Era un ragazzo brillante, che aveva trovato una ragazza eccezionale. Anche per questo, la tragedia è inaccettabile".

"Ricordo bene che quel giorno io e mia moglie dovevamo partire per andare in vacanza in Sicilia, prima di raggiungere Marco in occasione del suo compleanno. Gloria aveva parlato con i genitori, ma poi aveva deciso di chiudere la conversazione quando tutto volgeva per il peggio e si faceva più drammatico. Marco, invece, era tranquillo, anche se per mezz'ora la linea cadeva di continuo". Gianni Gottardi, insieme alla moglie, ha creato la fondazione Grenfell Love per ricordare il figlio e la fidanzata morti nell'incendio e ha inoltre scritto un libro, "Il Cavaliere e la Principessa", per raccontare la loro storia a tutti: "Il loro amore è stato una favola, andava raccontato ai bambini. Tutto è nato da un pomeriggio di forte dolore da parte di mia moglie, poco dopo la tragedia, perché Marco da bambino amava le fiabe. Alle illustrazioni ha pensato un'amica di Marco, che lo conosceva sin dall'infanzia".