Non è servito il “social bombing”, non sono servite tutte le campagne su Facebook e Twitter, non è servito neppure scrivere in massa al Presidente della Repubblica: il Governo ed il Parlamento hanno finora detto “no” a decine di migliaia di idonei di concorsi pubblici (il dato è del Dipartimento per la Funzione Pubblica), che rischiano di vedere vanificati i loro sforzi e di dover ricominciare daccapo il loro percorso per coronare il sogno di entrare a far parte della pubblica amministrazione. Nessuna priorità nell’assunzione viene garantita a chi ha superato un concorso pubblico senza ottenere il posto: anche nel maxiemendamento del decreto enti locali, approvato nelle scorse ore, non c’è traccia di una possibile soluzione al problema.

Poche settimane fa a nulla sono valsi i tentativi di tredici deputati del Partito Democratico (Umberto Marroni, Paola Boldrini, Piergiorgio Carrescia, Edoardo Patriarca, Tino Iannuzzi, Valeria Valente, Massimiliano Manfredi, Silvia Fregolent, Gessica Rostellato, Marco Miccoli, Camilla Sgambato, Marietta Tidei, Teresa Piccione) di garantire almeno una proroga delle graduatorie: un emendamento in questo senso alla legge delega di riorganizzazione della pubblica amministrazione era stato respinto dalla Camera dopo che il ministro Marianna Madia aveva dato parere negativo. Tutto questo, nonostante lo scorso dicembre, in occasione dell’approvazione del decreto Milleproroghe, la Camera dei Deputati avesse votato un ordine del giorno che impegnava il Governo a tutelare gli idonei.

Quanti siano gli idonei con esattezza non lo sa nessuno, neppure il Dipartimento della Funzione Pubblica: le stime variano 80mila ed oltre 140mila. Una enormità di persone che oggi vivono in un limbo: commissioni di concorso hanno affermato in maniera ufficiale che hanno tutti i titoli e le qualità per diventare dipendenti pubblici, ma che non ci sono per loro posti liberi a disposizione. La logica vuole che, man mano che i posti si liberano attraverso pensionamenti e decessi, le graduatorie vengano “scalate” e che i posti vacanti vengano attribuiti agli idonei, come obbligava a fare la “legge D’Alia”, approvata sotto il governo Monti.

L’esecutivo guidato da Matteo Renzi ha cambiato tutte le carte in tavola: tutti i posti che si diventeranno vacanti fino al 31 dicembre 2016 dovranno obbligatoriamente servire per rioccupare i ventimila dipendenti che le Province metteranno presto in esubero, a cominciare dai più anziani. Le graduatorie di concorso, però, scadono nella stessa data: dal primo gennaio 2017 dunque, gli idonei perderanno qualsiasi priorità, dopo aver aspettato un posto anche più di dieci anni  e sarà cancellata anche ogni speranza di ricambio generazionale in una pubblica amministrazione ogni anno sempre più “vecchia”. La speranza per gli idonei è che la proroga delle graduatorie arrivi entro l’anno prossimo, ma l’atteggiamento avuto finora nei loro confronti dal ministro Madia non lascia presagire nulla di buono.