Gli Stati Uniti hanno deciso di lasciare l’Unesco, l’agenzia delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, dopo le tensioni degli ultimi anni che hanno seguito l’ingresso all’interno dell’organizzazione della Palestina. In particolare, a portare l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump a questa drastica decisione, sarebbero state le recenti risoluzioni dell’Unesco che hanno condannato Israele e gli insediamenti: risoluzioni considerate da Washington come anti-israeliane.

Anche Israele lascia l'Unesco: la decisione di Washington è stata seguita dal premier Benyamin Netanyhau – che è anche ministro degli Affari esteri – che ha dato istruzioni di "preparare l'uscita di Israele dall'Unesco in parallelo con gli Usa". "La decisione del presidente Trump è coraggiosa e morale, perche l'Unesco è diventato un teatro dell'assurdo e perché piuttosto che preservare la storia la distorce", ha aggiunto il premier israeliano.

Gli Stati Uniti avevano già interrotto gran parte dei finanziamenti all’Unesco dal 2011, quando la Palestina divenne membro dell’organizzazione dell’Onu. Washington aveva comunque deciso di mantenere un ufficio nel quartier generale di Parigi e di continuare a influenzare le decisioni dell’organizzazione pur se con un ruolo formalmente più marginale. Gli Stati Uniti sostituiranno la loro rappresentanza con una “missione di osservatori”, secondo quanto fatto sapere dalla portavoce del Dipartimento di Stato americano Heather Nauert.

La decisione verrà ufficializzata con un annuncio formale la prossima settimana, ma è stata confermata da fonti dell’amministrazione. Secondo quanto riportato da alcuni media, il segretario di Stato Rex Tillerson avrebbe preso questa decisione alcune settimane fa e ne avrebbe già parlato con il presidente francese Emmanuel Macron.

Già nel 1984 l’amministrazione Reagan decise di lasciare l’organizzazione, durante la Guerra Fredda, a causa della sua presunta propensione per l’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti erano poi rientrati nell’agenzia nel 2002, per volontà del presidente George W. Bush. Sei anni fa Washington ha deciso di tagliare oltre 80 milioni di dollari all’anno per l’agenzia, circa il 22% dell’intero budget dell’Unesco, proprio in seguito alla decisione di far entrare la Palestina nell’organizzazione.

Il profondo rammarico dell’Unesco.

Il numero uno dell’Unesco, Irina Bokova, ha espresso “profondo rammarico” per la decisione degli Stati Uniti. Bokova parla di una “perdita per l’Unesco e per la famiglia delle Nazioni Unite. Una perdita per il multilateralismo”. “Il compito dell’Unesco – aggiunge – non è finito e continueremo ad andare avanti per costruire un ventunesimo secolo più giusto, più pacifico e più equo e per questo l’Unesco ha bisogno dell’impegno di tutti gli stati”.