Sul “caso” Crocetta in questi giorni hanno scritto e parlato tutti, ma proprio tutti, persino nel panificio sotto casa in scaletta è stato messo un talk show sull'argomento. Ci sono commenti, opinioni, confronti ed interviste a sufficienza da potersi fare un'idea dell'accaduto, anche se, ad onor del vero l'opinione pubblica pare assai confusa.

Crocetta rimpossessatosi del suo corpo, dopo giorni di silenzio, sfidava l'Espresso chiedendo la pubblicazione della prova o la consegna della stessa alla Magistratura, il tutto proprio mentre il Partito Democratico nazionale si preparava a proclamare, per l'ennesima volta, la sua destituzione.

E mentre “notizia” e smentita passavano in secondo piano, gli ignavi d'Italia si occupavano già di presentare il conto. Dopo cinque giorni di “calvario mediatico”, in risposta alle richieste di Crocetta, il settimanale romano cambiava l'argomento di discussione e anziché dimostrare la propria buona fede, rilanciava il documento di dimissioni di Lucia Borsellino dalla giunta siciliana. Sarà come sarà…

Appariva ancora assai più strano che la Serracchiani, trascinata probabilmente dall'onda emotiva dell'indignazione platonica, si spingeva con durezza a chiedere le dimissioni del Presidente. E proprio mentre ancora la scia di dolore non si arrestava, appariva giustappunto strano che stampa e politica utilizzassero, ancora, il cognome dei Borsellino per avanzare accuse e richiedere dimissioni.

Ma evidentemente dopo tanto strillare, quando tutti si aspettavano il silenzio, faceva comodo strillare. Così i primi usavano la lettera di dimissioni di Lucia e gli altri le parole di Manfredi. E se, ad onor del vero, nelle parole di Manfredi si ascoltavano tanta rabbia e dolore in difesa dell'onorabilità della sorella Lucia, nelle parole di Lucia è altrettanto vero che non si leggevano atti di accusa nei confronti di un'amministrazione che della sua presenza ne aveva fatto un vessillo.

Quindi l'Espresso, sull'onda della sperimentazione concettuale, si cimentava nell'opera interpretativa dell'amarezza di Lucia, quale atto d'accusa nei confronti di Rosario. Un'amarezza che appariva ed appare, espressa in modo evidente quale “assunzione di responsabilità” della stessa per non essere riuscita a trasformare la sanità siciliana, per non essere riuscita ad allontanare il marcio dalle istituzioni che rappresentava, per non essere riuscita a comunicare, per via anche di una stampa oscurantista (lo dice chiaramente nella lettera), i risultati ottenuti con il suo impegno.

Questioni appunto da considerare sicuramente “etiche e morali” in raffronto al peso di un cognome pesantissimo da onorare. Urla che il Pd nazionale invece, sull'estetica del dolore, trasformava in grimaldello per schiodare il Presidente dalla poltrona regionale. Questioni che erano appena state ridimensionate con l'ingresso in giunta del capogruppo democratico all'Assemblea Regionale Siciliana, Baldo Gucciardi. Un atto che presumibilmente non soddisfaceva i vertici romani di Sicilia, come voci di corridoio affermavano.

E adesso, alla luce di queste nuove, tutti aspettano la mossa del governatore siciliano, che si era detto pronto, già dai primi del mese, a dimettersi per ragioni politiche ma non per ragioni presunte, tenendo a precisare di ritenersi “pronto a morire sul campo”.

p.s.

Nel frattempo il Deputato Pd Ferrandelli ha annunciato che oggi presenterà le sue dimissioni irrevocabili dall'Assemblea, dimissioni che aprirebbero le porte dell'Assemblea Regionale a Davide Faraone, primo dei non eletti nella tornata elettorale del 28 ottobre 2012. Insomma l'ennesimo paradosso dei paradossi.