Andrà a processo Emanuela Petrillo, l'assistente sanitaria trevigiana accusata di aver fatto solo finta di vaccinare i bambini che si recavano nei centri vaccinazioni in cui lavorava in Veneto e Friuli. E questa la decisione assunta oggi dal giudice delle udienze preliminari  del tribunale di Udine nel corso della prima udienza sul caso. Il gup Daniele Faleschini Barnaba ha motivato la sua decisione di rinvio a giudizio ritenendo "necessario il vaglio dibattimentale per accertare la sussistenza dei reati negli elementi obiettivo e soggettivo e l'attribuibilità degli stessi all'imputata". Il rinvio a giudizio era stato richiesto sia dai pm sia delle parti civili: le aziende sanitarie coinvolte e i familiari di alcuni dei bambini. La difesa al contrario aveva chiesto il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste o per non averlo commesso o, in subordine, perché gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio.

L'udienza preliminare è arrivata dopo alcuni mesi di stop al procedimento giudiziario in attesa della decisione della Corte di Cassazione sulla richiesta della difesa di spostare ad altro tribunale il processo per "motivi di legittimo sospetto" a causa del clamore mediatico attorno alla vicenda e per il clima tale da "condizionare pesantemente le sorti del processo". Ricorso respinto dagli Ermellini che hanno stabilito che il processo può essere celebrato a Udine. All'infermiera saranno contestati i reati di peculato, omissione d'atti d'ufficio e falsità in certificati così come richiesto dalla Procura.

Secondo l'accusa la donna trevigiana di 32 anni non avrebbe vaccinato migliaia di bambini tra il 2009 e il 2015 mentre era in servizio prima nel distretto sanitario del Medio Friuli (Udine) e poi nell'Usl 2 di Treviso. Accuse che la dona ha sempre respinto parlando di un complotto ai suoi danni e parlando di vaccini conservati male per giustificare il fatto che molti piccoli richiamati non avevano sviluppato gli anticorpi