"Tagghila o ti scippu a testa" ("Finiscila o ti taglio la testa"), questa la lettera minatoria recapitata nella sede del giornale antimafia "I Siciliani Giovani", diretto da Riccardo Orioles, braccio destro di Pippo Fava, a sua volta fondatore de "I Siciliani". Nella busta, oltre alle minacce, anche la prima pagina del giornale di febbraio con la foto della redazione al completo e la testa ritagliata di Giovanni Caruso, responsabile della redazione catanese de "I Siciliani Giovani". Un vero e proprio avvertimento.

Fonti autorevoli ci confermano che la lettera sia stata scritta al pc e poi stampata: sono lontani i tempi in cui le minacce venivano "costruite" con le lettere ritagliate dei giornali locali.

Perché la mafia teme "I Siciliani Giovani"

Il destinatario della missiva è senza dubbio il responsabile della redazione catanese de "I Siciliani Giovani" che, alcuni giorni fa, ha annunciato pubblicamente l'acquisizione di un bene confiscato alle famiglie mafiose del capoluogo etneo.

A dare fastidio alla mafia, dunque, potrebbero essere state due circostanze. La prima: la decisione della Geotrans, azienda di autotrasporti un tempo appartenuta alla famiglia mafiosa degli Ercolano (secondo gli inquirenti direttamente riconducile a Giuseppe Ercolano, ndr), oggi sotto amministrazione giudiziaria, che ha deciso di distribuire le copie de "I Siciliani Giovani" anche al Nord Italia. La seconda: un immobile confiscato alla criminalità organizzata, sito nel quartiere Borgo e intitolato al magistrato antimafia catanese Giambattista Scidà, che è stato affidato all'associazione "I Siciliani Giovani".

Lettera minatoria recapitata il 19 luglio.

La busta è stata recapitata il 19 luglio – mentre tutta Italia celebrava i venticinque anni dalla strage di via D'Amelio in cui persero la vita Paolo Borsellino e la sua scorta – nella sede del giornale che si trova a San Cristoforo, quartiere catanese ad alta densità criminale.

Subito dopo la denuncia, sono scattate le indagini della Squadra Mobile di Catania con il sopralluogo in via Cordai – in cui ha sede il giornale antimafia – e con il sequestro della lettera incriminata.