Sono terminate le audizioni della commissione Ambiente della Camera sul progetto di legge sull'acqua pubblica. Cosa è emerso?

Sono stati ascoltati moltissimi soggetti da novembre ad oggi, anche molto diversi fra loro, alcuni di questi hanno chiesto loro stessi di essere auditi e questa è la prova che parliamo di un tema fortemente sentito. È emerso che c’è la volontà di cambiare e andare nella direzione che indica la proposta di legge e cioè verso una gestione locale attenta alle esigenze del territorio. In contrapposizione ai capitali quotati in borsa e alla gestione privata i cui fallimenti sono sotto gli occhi di tutti. Hanno parlato – per fare un esempio – i comuni che gestiscono il servizio in proprio e che si sono opposti all'obbligo di cedere alle multiutility, imposto dal decreto Sblocca Italia. Abbiamo ascoltato il Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua, interventi più tecnici e considerazioni di diritto che hanno definito costituzionalmente sostenibile la nostra proposta. Ricordiamoci che sono passati 8 anni dal referendum e che da quella data il Parlamento deve una risposta ai cittadini.

Chi si oppone alla piena applicazione del referendum del 2011?

In una prospettiva più generale rispondo: il mercato, la borsa, la finanza. Nel concreto sono tutti quei soggetti che percepiscono come un pericolo l’affermazione dell’acqua come diritto umano. E questo perché tale affermazione va a scapito dei loro profitti. Sono poi seguiti e sostenuti dai gruppi politici che, in sostanza, hanno favorito l’attuale sistema di gestione. In altre parole al referendum si oppone chiunque includa l’acqua nelle logiche del mercato.

Quanto hanno pesato finora le pressioni dei soggetti privati coinvolti nella gestione dell'acqua?

Sono stati ascoltati anche loro in Commissione ambiente e da un mese circa riempiono i giornali con considerazioni condite da dati allarmisti e comunicati stampa. Il tutto è volto a dimostrare che ridare in mano pubblica la gestione dell'acqua è costoso e non conveniente. Falso, è il contrario: le bollette sono destinate a diminuire e investimenti ad aumentare. Infatti se dalla gestione acqua depenniamo la voce utili, profitti, per non parlare degli stipendi d’oro di questi signori, ogni euro della tariffa verrebbe investito nel servizio. E finalmente riusciremmo a riallinearci ai livelli medi europei. La rete idrica italiana perde oltre il 40% dell'acqua che trasporta, è evidente che si debba fare qualcosa e in fretta. Proprio ieri, dopo tre anni di attesa, è stato approvato il decreto per il fondo di garanzia statale sugli investimenti per il potenziamento delle infrastrutture, comprese fognature, impianti di depurazione.

Che ne pensa il vostro alleato della Lega del provvedimento? Il Carroccio non è mai stato un fan dell'acqua pubblica…

L'acqua pubblica è nel contratto di governo, stiamo lavorando anche con loro per arrivare ad un buon risultato. Questa è una legge di tutti, una delle pochissime leggi di iniziativa popolare che arriverà ad essere discussa e presto approvata in Parlamento. E che tra le altre cose ha l'obiettivo di tutelare le risorse naturali italiane dalle speculazioni dei capitali esteri. Auspichiamo che tutti si mettano al lavoro per approvare quanto prima una legge chiesta dai cittadini e non più rinviabile.