Il suo gesto di altruismo di fronte al dolore insopportabile che aveva colpito lui e la moglie commosse gli italiani e diede una grandissima mano per rilanciare in Italia la campagna a favore dei donatori d'organi. Oggi Reginald Green, papà del piccolo Nicholas, ucciso nel 1994 sulla Salerno-Reggio Calabria, gira ancora per la Penisola da nord a sud ma per un altro scopo a lui molto caro: la possibilità di far incontrare i parenti dei donatori di organi con i trapiantati. Dopo la tragedia per anni Reginald e Maggie hanno viaggiato nel nostro Paese per far capire alle persone quanto fosse  importante donare gli organi come fatto da loro con il figlio, ucciso a colpi di pistola da rapinatori che scambiarono la loro auto per quella di un gioielliere. Nonostante l'età ora Reginald  si sta spendendo per un'altra causa: la possibilità, attualmente non concessa dalla legge italiana, di poter conoscere chi sia il ricevente degli organi di un congiunto morto.

In questa loro battaglia i coniugi Green hanno trovato a sostenerli anche Marco Galbiati, padre di Riccardo, morto a 15 anni per arresto cardiaco all’inizio del 2017 mentre sciava e i cui organi hanno ridato speranze ad atri ragazzini malati. Galbiati ha lanciato una petizione online su change.org per promuovere anche in Italia una legge che abolisca il divieto imposto attualmente e al contrario favorisca il contatto tra famiglie dei donatori e pazienti trapiantati, ovviamente con la reciproca volontà dei diretti interessati. Oggi infatti, anche se c'è la volontà di entrambe le parti, la legge vieta queste informazioni ai diretti interessati che devono arrangiarsi da soli in ricerche estenuanti

"Sono tornato in Italia per provare a cambiare questa legge perché incontrare i riceventi degli organi di Nicholas è stato un momento molto bello per me, che mi ha fatto comprendere come avessi fatto la scelta giusta anni prima" ha spiegato Reginald Green. "Solo grazie a Maurizio che è cresciuto con il rene destro del mio Riccardo e ora è diventato papà, il dolore pesa meno" ha confermato Galbiati, aggiungendo: "Mi sono unito a Green per assorbire la sua forza". Con loro due tante altre famiglie che con appelli continui chiedono di poter conoscere e incontrare i trapiantati con organi dei loro figli e congiunti. Su questo tema i centro nazionale trapianti ha chiesto un parere al Comitato nazionale di bioetica che si è detto favorevole allo scambio di informazioni tra famiglie con il consenso delle parti, nel rispetto però di un regolamento apposito da varare e a patto che sia trascorso un certo periodo di tempo.