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Conflitto in Ucraina
5 Ottobre 2022
16:34

Perché la disfatta in Ucraina potrebbe davvero mettere a rischio il regime di Putin in Russia

Secondo gli esperti di The Institute for the Study of War le perdite sul campo in Ucraina e l’annuncio della mobilitazione militare parziale potrebbero rappresentare un grosso rischio per la stabilità del regime di Putin, alle prese con crepe sempre più profonde nei gruppi che lo sostengono.
A cura di Ida Artiaco
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Vladimir Putin (Adam Berry/Getty Images).
Vladimir Putin (Adam Berry/Getty Images).
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Conflitto in Ucraina

Mentre le truppe russe continuano a perdere terreno in Ucraina, in particolare nell'area di Kharkiv, l'annuncio della mobilitazione militare parziale da parte del presidente Putin potrebbe avere un impatto molto più significativo nel contesto interno russo piuttosto che sul campo di battaglia.

Ne sono convinti Kateryna Stepanenko, Karolina Hird, Katherine Lawlor, Riley Bailey, Grace Mappes e Frederick W. Kagan, del The Institute for the Study of War che hanno spiegato perché quello che sta succedendo in Ucraina potrebbe mettere a rischio il regime dello zar.

Ebbene, fonti ucraine hanno osservato che la mobilitazione parziale non è una grave minaccia nel breve periodo perché la controffensiva di Kiev si sta muovendo più velocemente rispetto ai possibili effetti che la mobilitazione stessa potrebbe generare.

Il capo dell'intelligence ucraina Kyrylo Budanov ha persino affermato che la mobilitazione in Russia è un "regalo" all'Ucraina perché il Cremlino si trova in un "vicolo cieco", intrappolato tra i suoi fallimenti e la sua determinazione a mantenere ciò che ha conquistato.

Le controversie che circondano la mobilitazione parziale mal eseguita, insieme alle significative sconfitte russe nell'oblast di Kharkiv e a Lyman, hanno intensificato le lotte intestine a Mosca.

L'ISW (The Institute for the Study of War) ha identificato tre fazioni principali nell'attuale spazio nazionalista russo: i "milblogger" e corrispondenti di guerra, gli ex ufficiali e veterani russi o per procura, e alcuni dei siloviki, persone con basi di potere significative e proprie forze.

Putin, secondo gli esperti, ha bisogno di mantenere il sostegno di tutte e tre queste fazioni per sostenere il suo sforzo bellico.

Un esempio di cosa sta succedendo tra i gruppi che sostengono lo zar è rappresentato dalle critiche avanzate dai cosiddetti siloviki, guidati dal leader ceceno Ramzan Kadyrov e dal finanziere del gruppo Wagner Yevgeny Prigozhin, nei confronti di Alexander Lapin, comandante del distretto militare centrale russo, considerato il responsabile della disfatta di Lyman, ma anche nei confronti del Ministero della Difesa guidato da Sergey Shoigu.

Putin, secondo gli esperti, si troverebbe ora in un dilemma.

Non può rischiare di farsi nemico il duo Kadyrov-Prigozhin, poiché ha un disperato bisogno delle forze cecene del primo e dei mercenari del secondo per combattere in Ucraina. Ma non può neanche prendere provvedimenti contro il Ministero della Difesa, che rappresenta la base istituzionale per eseguire l'ordine di mobilitazione e continuare la guerra.

Tutto questo potrebbe, dunque, influenzare la stabilità del regime di Putin, se non sarà in grado di mettere d'accordo i suoi alleati interni. Il leader del Cremlino, secondo gli esperti, non può permettersi di perdere il sostegno di nessuno di questi gruppi, né può soddisfarli tutti mentre la guerra va avanti e le truppe russe continuano a subire perdite.

Gli shock delle sconfitte di Kharkiv e Lyman, alimentati dalla mobilitazione parziale e dalla sua cattiva gestione, hanno esposto queste crepe sempre più profonde all'interno della compagine di Putin alla vista di tutta la popolazione. E potrebbero anche iniziare a diffondere l'idea che Putin non abbia il pieno controllo della propria base.

Le ramificazioni di un tale sviluppo per il suo regime sono difficili da prevedere.

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