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16 Luglio 2021
16:30

Per la Corte di Giustizia Ue in alcuni casi si può vietare il velo islamico sul luogo di lavoro

I giudici di Lussemburgo hanno deciso che in alcuni casi è legittimo vietare di indossare il velo islamico sul luogo di lavoro. I giudici di Lussemburgo si sono pronunciati in merito al ricorso di due lavoratrici di aziende tedesche, specificando che il divieto “può essere giustificato dall’esigenza del datore di lavoro di presentarsi in modo neutrale nei confronti dei clienti o di prevenire conflitti sociali”.
A cura di Annalisa Girardi
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La Corte di Giustizia dell'Unione europea ha stabilito che in alcuni casi i datori di lavoro possono vietare di indossare il velo islamico sul luogo dell'impiego. I giudici di Lussemburgo si sono pronunciati in merito al ricorso di due lavoratrici in causa con i vertici delle aziende tedesche in cui lavoravano proprio sull'uso del velo, specificando che il divieto "può essere giustificato dall’esigenza del datore di lavoro di presentarsi in modo neutrale nei confronti dei clienti o di prevenire conflitti sociali", ma che "tale giustificazione deve rispondere a un’esigenza reale del datore di lavoro".

Cosa afferma la sentenza della Corte Ue

In realtà la sentenza non riguarda solamente il velo islamico, ma si occupa di "qualsiasi forma visibile di espressione delle convinzioni politiche, filosofiche o religiose". Per cui, che si tratti del velo islamico, di un crocifisso piuttosto che un simbolo di partito, è nelle facoltà del datore di lavoro vietarlo. Chiaramente, dal momento che questa facoltà è legata come hanno sottolineato i giudici "all'esigenza di neutralità e di prevenzione di conflitti", la regola non può applicarsi solo in parte. Non è legittimo, in altre parole, proibire il velo sul luogo di lavoro, ma permettere simboli politici o di altre religioni. Altrimenti si creerebbero discriminazioni. Ci sono comunque una serie di paletti da rispettare: per prima cosa, come anticipato, questa esigenza di neutralità va comprovata. Non solo: lo stop comunque "deve limitarsi allo stretto necessario".

La vicenda delle lavoratrici tedesche

Le due lavoratrici che avevano presentato ricorso erano impiegate in due società tedesche: una era educatrice specializzata e l'altra consulente di vendita e cassiera. Entrambe indossavano il velo islamico a lavoro. Il datore di lavoro della prima le aveva chiesto di non indossarlo sul luogo di lavoro per rispetto della linea di neutralità politica e religiosa che si cercava di perseguire nei confronti di genitori e bambini: al rifiuto della donna, però, l'aveva sospesa dall'impiego per ben due volte. Il datore di lavoro della seconda, invece, dopo averla spostata in una posizione che le consentiva di indossare il velo, l'aveva mandata a casa dicendole di presentarsi sul luogo dell'impiego senza segni vistosi e riconoscibili di convinzioni politiche o religiose.

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