Non ha mai nascosto simpatie e amicizie con alcuni tra i protagonisti della sinistra mondiale: da Fidel Castro a Hugo Chavez, che frequentava abitualmente, passando per l'attuale presidente venezuelano Nicolas Maduro. Diego Armando Maradona, leggenda vivente del calcio, stavolta prende le difese di Evo Morales, ex presidente boliviano fuggito in Messico, dove ha chiesto asilo, dopo essersi dimesso domenica dal suo incarico denunciano un colpo di stato nel paese sudamericano. Il Pibe de Oro ha pubblicato su Instagram un messaggio con una foto di lui con Morales insieme sorridente, nel 2008. "Mi rammarico per il colpo di stato orchestrato in Bolivia, in particolare per il popolo boliviano, e per Evo Morales, una brava persona che ha sempre lavorato per i più poveri", ha scritto l'ex capitano del Napoli e dell'Argentina.

Nel frattempo proseguono le proteste dei cittadini boliviani. Per questo le forze armate hanno annunciato che effettueranno operazioni congiunte con la polizia per reprimere le contestazioni scatenate in diverse parti del paese in seguito alle dimissioni di Morales. “Il comando militare ha deciso che saranno condotte operazioni congiunte con la polizia per evitare spargimenti di sangue e lutti”, ha spiegato il comandante dell’esercito William Kaliman in messaggio televisivo. Il capo dell’esercito ha invitato le sue truppe a usare “la forza appropriata contro le azioni dei gruppi vandalici che diffondono terrore nella popolazione” annunciando che i militari si sarebbero dispiegati nelle strade “ricordando alla popolazione che le forze armate non spareranno mai contro di essa”. L’annuncio di William Kaliman segue a una richiesta del capo della polizia di La Paz, che ha chiesto all'esercito boliviano di intervenire per fermare la violenza causata nella capitale dai sostenitori di Evo Morales. “Ho chiesto al comandante in capo delle forze armate, il generale William Kaliman, di intervenire, perché la polizia boliviana non è aggiornata”, ha detto il colonnello capo della polizia di La Paz, il colonnello José Barrenechea.