Un centinaio di agenti di polizia di Hong Hong è entrato alle prime ore di oggi nella sede del Politecnico occupato dai manifestanti e sotto assedio delle forze dell'ordine da ormai 11 giorni. Lo ha reso noto l'emittente televisiva Rthk. Polizia e vigili del fuoco, insieme a un team di paramedici e psicologi, sono entrati per rimuovere gli oggetti pericolosi, come esplosivi ed armi, portare cure ai manifestanti e controllare lo stato dell'istituto. Nessun agente in tenuta antisommossa avrebbe fatto parte del gruppo che è entrato nell'università assediata, ha riportato l'assistente commissario di polizia Chow Yat-ming, poco prima che il team facesse irruzione. "Il nostro obiettivo finale è ripristinare la sicurezza della scuola e aprire al più presto il campus", ha detto Chow. “Cercheremo di convincerli a ricevere cure mediche".

Legge pro-manifestanti, tensione sull’asse Usa-Cina

Il presidente americano Donald Trump ha firmato la legge varata dal Congresso che sostiene le proteste per la democrazia a Hong Kong. A darne notizia è la Casa Bianca. In una dichiarazione Trump auspica quindi che le autorità cinesi e di Hong Kong siano in grado di trovare una soluzione amichevole che porti alla pace e alla prosperità di tutti. "Ho firmato queste leggi per rispetto verso il presidente Xi e il popolo di Hong Kong – ha detto Trump – nella speranza che risolvano in maniera pacifica le loro differenze". La reazione della Cina non si è fatta attendere. Esprimendo "forte rammarico", la Cina minaccia di essere pronta ad adottare "decise contromisure" dopo la firma dell'Hong Kong Human Rights and Democracy Act, il pacchetto a sostegno delle proteste in corso ormai da mesi nell'ex colonia.

Cina convoca l’ambasciatore Usa

"La natura di ciò è estremamente abominevole e nasconde assolutamente intenzioni minacciose – si legge in una nota del ministero degli Esteri -. Avvisiamo gli Stati Uniti di non procedere ostinatamente sulla sua strada, altrimenti la Cina adotterà decise contromisure e gli Usa dovrà rispondere di tutte le relative conseguenze". La normativa manda "un segnale sbagliato ai manifestanti", oltre a "interferire negli affari interni di Hong Kong" e "a essere priva di fondamento". Il Ministero degli Esteri cinese ha convocato, per la seconda volta questa settimana, l'ambasciatore statunitense a Pechino, Terry Branstad, per protestare contro la legge sui diritti umani e la democrazia a Hong Kong.