1.114 morti e 44.653 casi confermati di contagio. Resta allarmante il bilancio più recente delle vittime e delle infezioni da coronavirus Covid-19; tuttavia dagli esperti inizia a trapelare un po’ di ottimismo. L'Hubei, provincia epicentro dell' epidemia del virus, ha registrato ieri 94 morti e 1.068 casi aggiuntivi di contagio: quest'ultimo dato, secondo quanto riferito dalla Commissione sanitaria nazionale, è lontano dal picco di oltre 3.000 nuovi casi del 4 febbraio ed è il numero più basso dai 1.347 casi del 31 gennaio. Il più, il tasso di guarigione generale è salito adesso al picco del 10,6% dall'1,3% del 27 gennaio. Anche i tassi di infezione a livello nazionale sono diminuiti. Numeri che hanno fatto esultare il presidente Xi Jinping per "l'evoluzione positiva" nella lotta all'epidemia. Si tratta, ha spiegato il capo di Stato cinese nella riunione del Comitato permanente del Politburo, "di risultati che sono i progressi fatti con fatica da tutte le parti". Allo stesso tempo il consulente medico senior del governo cinese, Zhong Nanshan, ritiene che il picco del coronavirus potrebbe arrivare molto presto. Secondo l'epidemiologo 83enne, noto per aver combattuto la Sars nel 2003, l’apice dei contagi dovrebbe arrivare a metà o fine febbraio, seguito da una fase di stabilità per poi diminuire, e concludersi entro aprile.

Coronavirus, non tutti sono ottimisti

Un ottimismo che tuttavia non è condiviso da tutti. L'Organizzazione mondiale della sanità ha descritto il virus come una “minaccia globale potenzialmente peggiore del terrorismo”. Il mondo deve "svegliarsi e considerare questo virus come il nemico pubblico numero uno", ha detto martedì il capo dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, aggiungendo che il primo vaccino dovrebbe arrivare tra 18 mesi. Gli esperti di sanità pubblica avvertono che ci sono ancora molte incognite, tra cui il livello di mortalità, la modalità di trasmissione, quali gruppi sono più vulnerabili al virus e il successo delle misure di prevenzione e di quarantena adottate finora. "Gli enormi interventi sulla salute pubblica, l’isolamento sociale e le restrizioni alla mobilità hanno funzionato in Cina?", si chiede chiesto Gabriel Leung, a capo del Dipartimento di medicina all'università di Hong Kong e tra i maggiori esperti di coronavirus. "In tal caso, come possiamo implementarli? O non è possibile? Non sappiamo perché sia ​​così contagioso, quindi è un grosso problema” sono i dubbi dei Leung.