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Conflitto in Ucraina
13 Settembre 2022
07:55

Controffensiva ucraina, cosa succede ora e come risponderà Putin

Kiev vuole capitalizzare il vantaggio raggiunto e attacca anche a sud. Il rischio è che Putin ordini una escalation con una nuova offensiva sanguinaria dei russi.
A cura di Antonio Palma
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Mentre l‘esercito ucraino esulta per l’inattesa avanzata dopo la controffensiva nell’est del Paese, ora l’interrogativo di tutti è se le forze di Kiev riusciranno tenere il territorio conquistato durate la guerra e quale sarà la reazione dei russi. Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky, nel consueto discorso serale tenuto lunedì, ha affermato che l’esercito ucraino ha liberato più di 6.000 chilometri quadrati di territorio, arrivando fino al confine russo a est e liberando molti centri chiave come Izyum, e che ora si prepara a una nuova offensiva a sud. “Il movimento delle nostre truppe continua", ha detto infatti Zelensky lasciando intendere di voler spostare truppe verso il fronte di Kherson.

Kiev dunque vuole capitalizzare il vantaggio raggiunto in questi giorni, sia come posizione strategica sia come morale, per attaccare di nuovo a sud dove però le forze russe sono più numerose e ben schierate. Del resto proprio l’annuncio di un attacco a sud, nei giorni scorsi, aveva spinto Mosca a spostare truppe nella zona, lasciando più sguarnita la regione di Charkiv.

La doppia offensiva dell'Ucraina però è molto rischiosa. Mentre Kiev cerca di consolidare i guadagni territoriali nell'oblast di Kharkiv, il pericolo ora per l'Ucraina potrebbe ora essere simile a quello affrontato dalla Russia nelle prime fasi della guerra e cioè essere impegnati in una avanzata su più fronti che può rivelarsi molto costosa, in termini di uomini, mezzi, equipaggiamento e munizioni. Per attaccare infatti bisogna inevitabilmente impiegare più uomini e mezzi contro le posizioni avversarie.

Nonostante l'ottimismo generale, lo tesso ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov ha avvertito che le forze ucraine a est potrebbero ora essere più vulnerabili a un contrattacco russo anche se all’orizzonte al momento non sembrano esserci minacce imminenti. Certo nelle ultime due settimane di guerra le forze armate ucraine hanno già riconquistato più territorio di quello che i russi hanno occupato da aprile ma proprio l’allungarsi del fronte mette più a rischio rifornimenti e tenuta.

Al momento quello è che certo è che la controffensiva dell'Ucraina continua ad avere un impatto significativo sul morale russo e sulle capacità militari anche nell'Ucraina meridionale. Secondo l’Institute For the study of war, le immagini satellitari hanno confermato un arretramento russo anche dai sobborghi di Kherson. Del resto da giorni si segnalano intensi combattimenti su tutta la linea del fronte sud dove Mosca però sembra intenzionata a resistere con forza.

Il rischio è che Putin ordini una escalation con una nuova offensiva sanguinaria. “È un momento molto delicato dal punto di vista operativo. Se il percorso diplomatico restasse chiuso il Cremlino potrebbe optare per l'escalation, perché di fronte a un colpo del genere la Russia non può certo permettersi semplicemente di incassare” ha spiegato ad esempio il generale Chiapperini.

“Forse per la prima volta, Putin viene criticato apertamente a casa sua per non essere stato abbastanza aggressivo, il che può spingerlo a una ulteriore escalation” conferma anche l'ambasciatore Stefano Stefanini, ex rappresentante italiano presso la Nato, ora è Kiev . “Più volte, sia Putin sia il ministro degli Esteri Lavrov, hanno evocato la parola nucleare. Questo spettro c'è. Bisogna che evitiamo di mettere il presidente russo all'angolo, perché in quel caso le sue reazioni potrebbero essere imprevedibili” ha aggiunto.

"Questo serio insuccesso significa che bisogna rinunciare alla vecchia strategia e trovarne una nuova. La direzione militare al momento non ha nulla da dire, ma è del tutto evidente che bisognerà lanciare un’escalation delle azioni di guerra. Non si può combattere come si è fatto finora" sostiene il politologo putiniano Sergeij Markov. Al momento il presidente russo avrebbe chiesto di bombardare a tappeto infrastrutture critiche ucraine in tutto il Paese con l’obiettivo di provocare il caos e minare la resistenza della popolazione ma altre decisioni potrebbero essere dietro l'angolo. Del resto come ha ricordato Abbas Gallyanov, ex speechwriter di Putin "la forza è la sua sola fonte di legittimazione, se viene messa in discussione, anche quest’ultima crolla agli occhi del popolo".

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