Il corteo del 1 maggio svoltosi ieri a Torino e finito con le cariche della polizia contro i manifestanti No Tav ha scatenato una serie di polemiche che, oltre al movimento di protesta, hanno coinvolto anche il centro sociale Askatasuna e il Partito Democratico. Infatti, la polizia avrebbe agito contro gli attivisti che si oppongono all'alta velocità proprio per alleggerire la pressione del corteo sugli esponenti del Pd, che si trovavano in cima ad esso. Un post di Joseph Gianferrini, collaboratore di un consigliere regionale della Regione Piemonte e – come scrive lui stesso su Facebook – vicepresidente del Pd di Torino, ha poi alimentato le tensioni con un post condiviso su Facebook in cui ha scritto: "I soliti teppisti No Tav con Askatasuna accompagnati da una nutrita folla di consiglieri comunali e regionali dei Cinque Stelle hanno partecipato al corteo del 1° maggio con un unico scopo: far abbandonare il corteo al Partito Democratico. Ci hanno urlato di tutto, ci hanno tolto le nostre bandiere, ci hanno riempito di insulti e sono arrivati anche alle mani. Ovviamente noi abbiamo risposto! Poi è arrivata la polizia che gli ha fatto assaggiare i manganelli, finalmente!".

Dal Pd sono presto arrivati commenti di dissociazione dalla violenza e lo stesso Gianferrini si è poi scusato. Il segretario del Piemonte, Paolo Furia, e quello di Torino, Mimmo Carretta, hanno affermato di non "gioire per manganellate, repressioni o altre forme di violenzaCi dispiace essere stati oggetto di intimidazioni, insulti organizzati, e tentativi di rompere il nostro spezzone del corteo del Primo Maggio. Non potremmo per questo rallegrarci per nessuna altra forma di violenza che si sia potuta verificare durante la manifestazione. I presenti possono confermare che il nostro spezzone era pacifico, mite, composto da persone che non avrebbero potuto fare del male a nessuno. Ci permettiamo di richiamare tutti quanti alla sobrietà e alla responsabilità che ci ha sempre contraddistinto. Nessuno di noi ha portato bandiere Sì Tav per evitare che venissero lette come una provocazione. Nessuno di noi ha preso un megafono per rispondere alle continue provocazioni dello spezzone No Tav. Nessuno di noi ha auspicato che la polizia facesse "assaggiare i manganelli"  a nessuno, ci aspettavamo, questo sì, che venisse riconosciuto il nostro diritto a manifestare in pace".

Tuttavia, in rete ha iniziato a circolare un video in cui un uomo, che fonti No Tav hanno definito un addetto alla sicurezza del Pd, tira cinghiate sui manifestanti. Vincenzo Morrone, attivista vicino al centro sociale Askatasuna, che ieri era presente al corteo ha raccontato a Fanpage.it ciò che sarebbe successo alla manifestazione: "La giornata è cominciata con la polizia già schierata davanti alla stazione No Tav. Era quindi fin da subito evidente che parte del corteo, in termini politici, non fosse gradito". Morrone ha poi spiegato che gli animi si sono agitati verso la fine della manifestazione e ha definito come casus belli la collisione fra due manifestanti e alcuni poliziotti. Sembrerebbe che i primi portassero una maglietta di Aldrovandi, lo studente ferrarese deceduto in seguito ad un controllo di polizia per cui sono stati condannati quattro poliziotti, e che ciò fosse diventato motivo di scontro con gli agenti. "Dopo questo scontro ci sono state delle tensioni collegate alle contestazioni rivolte al Pd, per cui sono intervenuti dei ‘buttafuori' del partito. In quel momento si è verificato l'episodio della cinghiata", ha proseguito l'attivista di Askatasuna. "Poi la giornata era praticamente finita, gli esponenti dem si erano allontanati per cui non c'erano particolari situazioni di nervosismo. Ma proprio allora la questura ha scelto di caricare lungo via Roma, ed è qui che si sono riportati i feriti più grossi", ha concluso.

Riferendosi invece agli strascichi di dissidio sui social, Morrone ha interpretato allo stesso modo gli atteggiamenti degli esponenti dem, come quello incarnato dal post del vicepresidente Pd di Torino, e le considerazioni di Matteo Salvini, che nei giorni scorsi si è reso protagonista di uno scontro verbale con un'altra attivista del centro sociale Askatasuna, denunciata per vilipendio a istituzioni e cariche dello Stato. "Non vedo differenze fra queste o quelle parole, fra l'assaggiare i manganelli e il commento del consigliere leghista in seguito allo sgombero dell'asilo occupato, per cui ‘ci volesse un po' di scuola Diaz'. Prima del 1° maggio parlavano di cortei non violenti e delle manifestazioni pacifiche sul lavoro, ma nella realtà dei fatti a loro interessa solamente la forza e i rapporti di forza". Morrone ha quindi rivendicato il diritto di contestare chi ritiene "responsabile dello sfacelo economico del nostro Paese", qualificando poi l'antifascismo del Pd come una mera facciata di un partito in realtà di destra, "che a Torino rappresenta niente altro che il potere".