Gira voce che Di Maio, da quando è stato nominato capo politico del Movimento 5 Stelle (ovviamente un'investitura avvenuta senza nessun processo democratico nonostante l'antico adagio dell'uno vale uno) abbia deciso di prendere le distanze da Davide Casaleggio e di operare in autonomia rispetto ai dettami che arrivano dagli uffici di Milano della Casaleggio. Come molte delle informazioni che appassionano più che altro i retroscenisti non sappiamo quanto questo sia vero e soprattutto verificabile, resta il fatto che, se è vero che il Movimento 5 Stelle ha una catena di comando, allora qualcuno si dovrebbe prendere la responsabilità di un disastro elettorale e politico senza precedenti. Mai nella storia repubblicana era successo che il primo partito di governo in così poco tempo riuscisse a disperdere così tanti voti da ritrovarsi addirittura terzo partito del Paese.

Il Movimento 5 Stelle, che ha continuato a dirci che non esistono la destra e la sinistra, ha portato il Paese a scivolare pericolosamente verso destra consegnando lo scettro a Salvini: prima debole e lontano alleato di governo utile solo a trovare una maggioranza parlamentare e oggi vero e proprio mattatore delle ultime elezioni. Del resto sono gli stessi 5 Stelle (guidati da Di Maio) che sono stati trattati fin dall'inizio bonariamente come degli improbabili ragazzetti al governo utili a Salvini per trovare i numeri in Parlamento, ribaltati fin da subito dalla potenza di fuoco dell'alleato leghista che non ha aspettato molto per attaccare gli amici di governo e non ha lesinato critiche nemmeno in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Il Movimento 5 Stelle ha inventato Salvini, l'ha reso Salvini e si è fatto bellamente svuotare dalle sue incursioni. Quando Di Maio se n'è accorto (fin troppo tardi) ha deciso non solo di rialzare la testa ma ha deciso di adottare un poco credibile pertinismo 2.0 che poco aveva a che vedere con la linea tenuta fino a quel momento. Di Maio, insomma ha sbagliato tutto lo sbagliabile.

Davvero Di Maio è il capo politico? Bene. Allora si dimetta. Si dimetta da un ruolo che evidentemente non è riuscito a sostenere e dimostri a tutti che il Movimento 5 Stelle non è un partito come gli altri ma è un luogo in cui ognuno si prende le proprie responsabilità. Anzi, ci sarebbe di più: perché non scegliere democraticamente un capo politico come accade in tutti i partiti? E se invece come dicono le malelingue gli ordini arrivano tutti dagli uffici di Casaleggio a Milano chi passa a citofonargli per dirgli che non ci ha capito niente e che è meglio che si faccia da parte?