La suggestione c'è, eccome. Che Elena Ferrante – chiunque sia – abbia letto, studiato, amato, cantato le canzoni di Claudio Baglioni. E che ne abbia, in qualche modo, usato l'immaginario per  la tetralogia de L'amica geniale. Soprattutto il Baglioni degli anni Settanta e Ottanta. Quello che cantava le polverose borgate romane, il Baglioni che aveva letto "Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini e che poi lo aveva messo da parte alla ricerca di una nuova dimensione, più popolare. Esattamente come fa Elena Ferrante in Storia del nuovo cognome, il secondo volume della saga best seller in tutto il mondo, la Ferrante Fever è ormai una vera e propria mania globale. Ma c'è di più, rispetto a Pasolini, molto di più.

Un legame, quello tra il più popolare cantautore italiano e la più popolare scrittrice italiana, amato da milioni di persone, che può essere testimoniato da alcuni indizi, di somiglianze, di "ispirazioni" che l'anonima scrittrice partenopea potrebbe aver preso in prestito dal direttore artistico del Festival di Sanremo. Coincidenze? Tante, troppe. Magari è solo un film di chi scrive, magari no. Vediamo gli indizi del presunto legame uno ad uno.

Il primo sta in quel termine che si è soliti attribuire all'invenzione linguistica dell'autrice misteriosa (almeno in una nuova accezione, considerato che è termine già presente nel vocabolario italiano): stiamo parlando della parola "smarginatura", che appare per la prima volta a metà de L'amica geniale, durante quel fatidico 31 dicembre 1958 a casa Carracci che occupa tutta la puntata quattro della serie tv di Saverio Costanzo.

Che cos'è la smarginatura? È una sensazione, uno stato d'animo dell'amica geniale, la giovane Lila amica di Elena, voce narrante, un modo di improvvisa rivelazione e conoscenza del mondo che s'insinua nell'animo del personaggio in un momento preciso dell'esistenza per poi, trovato il varco, insediarsi come malessere e sottofondo dell'esistenza. Arriva mentre in cielo si sparano i fuochi d'artifici, osservando suo fratello Rino, che alla protagonista del romanzo appare "come spezzato". Bene. Indovinate un po' in quale canzone di un autore italiano italiano si trovano dei "cieli smarginati di speranza"? Proprio di Baglioni. Che usa l'immagine in una delle più famose canzoni del musicista romano, La vita è adesso, anno del signore 1985. Che, curiosamente, è a tutt'oggi il disco italiano più venduto (così come certificato dalla Siae) nella storia. Un grande romanzo popolare che potrebbe essersi ispirato a un grande disco popolare, insomma.

Ma le "ispirazioni" baglionesche della Ferrante non finiscono qui. Tutte possibili casualità, sia chiaro. Oppure no. Come il fatto che la favola di cui Lila diventa l'autrice, quando è ancora una bambina studiosa sotto la guida della maestra Oliviero, si intitola La fata blu. Una favola, appunto. Che rimanda a Una favola blu di Claudio Baglioni, pezzo del 1970. Secondo indizio.

Mentre un terzo potrebbe trovarsi in Uomini persi, sempre nello stesso album di Claudio Baglioni. Forse in questo pezzo che racconta la vita da borgatari, a Roma, Elena Ferrante potrebbe aver tratto ispirazione per le atmosfere del suo rione – mai nominato, ma in realtà il Rione Luzzatti di Napoli – che ha curiosamente una storia architettonica molto simile a quella delle borgate romane post Seconda Guerra Mondiale cantate da Baglioni. In particolare, il riferimento, la somiglianza, potrebbe stare in quel verso "davanzali di una casa senza balconi" come sono il reale Rione della periferia orientale di Napoli dove è ambientata la storia de L'amica geniale. Che nella serie tv, per esigenze drammaturgiche e registiche, presentano invece i balconi.

Anche dietro la descrizione di Elena "Lenù" potrebbe esserci Baglioni. Altro album, Solo del 1977, altra canzone, dal titolo Quante volte. A parte la somiglianza tra i due mondi di riferimento rintracciabile nei versi "come quando i miei si vomitavano parole, ed allora mi mandavano a giocare fuori", ecco un paio di versi del testo baglionesco che potrebbe essere la perfetta scheda-personaggio di Lenù:

Non avrei voluto essere il primo della classe
Non avrei voluto mai portare i primi occhiali
Ho paura di specchiarmi dentro una vetrina
E scoprirmi a ridere di me e dei miei pensieri
Sotto il tacco il tacco delle scarpe mezzo consumato.

Ci sono persino le scarpe, in questi versi di Claudio Baglioni, chissà se persino le scarpe Cerullo – al centro dell'ascesa sociale di Lila e della sua famiglia – viene da qui.