"Quel che non ha capito Carlo Marx", libro del 1972
in foto: "Quel che non ha capito Carlo Marx", libro del 1972

Il filosofo Armando Plebe è morto ad Alessandria, dove era nato novant'anni fa. Famoso per il “grande rifiuto” che negli anni Settanta lo aveva portato ad abbandonare il marxismo in favore della destra di Almirante, Plebe è stato uno degli intellettuali più discussi dello scorso secolo.

Armando Plebe si laurea in Filosofia all'Università di Torino, e dopo l'iniziale avvicinamento ai testi e alle posizioni marxiste le abbandona, per aderire all'Msi di Giorgio Almirante. Plebe fu uno dei più fervidi sostenitori dell'anticomunismo culturale, nominato prima presidente del Fronte Universitario d'Azione Nazionale e poi responsabile del settore cultura dell'Msi. Armando Plebe è stato anche senatore della Repubblica dal 1972 al 1979, e nel frattempo, nel 1977, rompe il sodalizio con l'Msi per aderire al partito Democrazia Nazionale.

Il suo scopo dichiarato, quello di “laicizzare” una destra sempre più caratterizzata, a suo parere, da un forte clericalismo. Famoso soprattutto per la frase ispirata al poeta latino Orazio, “'Odio la massa e me ne tengo lontano'. Solo in questo sono uomo di destra”, Plebe aveva iniziato la pubblicazione delle sue opere con l'editore Vito Laterza grazie anche all'amicizia giovanile con Benedetto Croce. Inzia la carriera universitaria nel 1959, a Perugia, e in seguito passa a Palermo, dove insegna Storia della filosofia.

Tra le sue opere principali si ricordano "Hegel filosofo della storia" (1949), "L'estetica italiana dopo Croce" (1968), "Filosofia della reazione" (1971); "La civilta' del postcomunismo" (1975), "Dimenticare Marx?" (1993) e “Memorie di sinistra e memorie di destra. Un filosofo negli anni ruggenti” (2012).