Per abbreviare i tempi di approvazione del Dl Sicurezza targato Salvini, il governo ha deciso di porre la questione di fiducia alla Camera. Durante la trattazione del provvedimento a Montecitorio, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro ha annunciato il voto di fiducia voluto dall'esecutivo. Così, esattamente come accaduto al Senato durante la prima fase di approvazione del Dl Sicurezza, anche alla Camera i deputati dovranno votare la fiducia al governo legando dunque l'approvazione del provvedimento di legge alle sorti del governo. I numeri sono dalla parte dell'esecutivo, dunque è praticamente impossibile che il governo possa andare sotto in Aula con la fiducia. Dopo l'annuncio del ministro Fraccaro, la seduta è stata sospesa per consentire la riunione dei capigruppo, in cui andrà deciso il prosieguo dei lavori.

L'annuncio della richiesta di fiducia è stato accolto da un applauso dei deputati di Lega e del M5S, mentre dai banchi del Pd in molti hanno urlato "vergogna, vergogna!". Il deputato del Pd Enrico Borghi ha sottolineato come "questa fiducia venga posta senza ostruzionismo e a fronte del ritiro di tantissimi emendamenti. Ai colleghi di M5s dico: è una fiducia contro di voi". "Il Governo mette la fiducia sul decreto sicurezza per impedire alla Camera dei Deputati di discutere e emendare il testo approvato in prima lettura al Senato della Repubblica. Quella di oggi è una fiducia per paura di defezioni nelle file della maggioranza, così come è avvenuto al Senato, e non certo per la presenza di ostruzionismo. Una fiducia messa da chi, il Movimento 5Stelle, ha passato tutta la precedente legislatura a tuonare contro gli eccessi nelle richieste di fiducia, con buona pace delle promesse elettorali e delle dichiarazioni dopo il 4 marzo", ha invece commentato l'onorevole Fornaro, capogruppo di Leu alla Camera.

Il Dl Sicurezza nel corso delle settimane ha fatto molto discutere e sia alla Camera sia al Senato alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle si sono dichiarati contrari al provvedimento, considerato in molte parti incostituzionale. Al Senato cinque esponenti grillini sono usciti dall'Aula al momento del voto di fiducia e per questo motivo sono stati deferiti al collegio dei probiviri che ora dovrà decidere quali sanzioni comminare. La ventina di dissidenti del M5S che invece alla Camera ha presentato una serie di emendamenti in Commissione Affari Costituzionali ha successivamente fatto un passo indietro ritirando tutte le proposte di modifica: “Sta andando tutto molto veloce in commissione. È l'esito di accordi presi dai vertici, credo. Del resto nei giorni scorsi il presidente della commissione, Brescia (M5S), aveva annunciato che non ci sarebbe stato ostruzionismo da parte loro”, aveva spiegato pochi giorni fa il deputato della Lega Gianluca Vinci.

Per il vicepremier Matteo Salvini, il Dl Sicurezza è una priorità e il testo va approvato così com'è entro il 3 dicembre, termine ultimo per la conversione in legge. Per evitare eventuali allungamenti di iter che avrebbero potuto riportare il Dl in Senato per l'approvazione definitiva e lo sforamento delle tempistiche, nei giorni scorsi il leader del Carroccio ha velatamente minacciato gli alleati: "Il Dl sicurezza serve al Paese e passerà entro il 3 dicembre o salta tutto. Mi rifiuto di pensare che qualcuno voglia tornare indietro", aveva dichiarato.