La lettera inviata dalla Commissione europea al governo italiano, con le pesanti critiche sollevate sulla manovra, scatena l’ira del vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio. Intervistato da W l’Italia, trasmissione che andrà in onda questa sera su Rete 4, replica: “Un paese come l'Italia, che è la seconda potenza manifatturiera d'Europa e contribuente netto, non può accettare ultimatum, quindi non lo considero un ultimatum. Se lo è, è inaccettabile”. Il riferimento, nello specifico, è riferito al tempo che l’Italia ha per rispondere alla lettera, ovvero entro lunedì 22 ottobre.

Di Maio attacca ancora l’esecutivo di Bruxelles: “Penso che la Commissione europea si sia allontanata dalla realtà delle cose, per anni l'Italia ha fatto sacrifici ma è arrivato un governo che dice basta. Quindi va bene la lettera, ce l'aspettavamo, dialogheremo con loro ma credo che queste persone si siano un po' allontanate dalla realtà. Aspettiamo anche le lettere agli altri paesi, voglio proprio vedere cosa c’è scritto”.

Poi si rivolge a Dombrovskis e Moscovici, commissari europei che hanno firmato la lettera: “Vogliono utilizzare gli attacchi all'Italia per fare voti”, attacca riferendosi al voto delle prossime elezioni europee che si terranno in primavera. Altro passaggio sullo spread, che secondo Di Maio “si è alzato per un problema nella compattezza del governo e non per la lettera della Ue”.

Lo scontro con Salvini e Lega sul condono

Il vicepresidente del Consiglio commenta anche lo scontro con la Lega sul decreto fiscale e sul condono. “Chi crede che sia suonato il requiem per il governo si sbaglia di grosso”, assicura Di Maio. “L’irrigidimento di queste ore va risolto – prosegue –. Sono contento che il premier Conte abbia convocato una riunione. Con Salvini possiamo continuare a risponderci a mezzo stampa per sempre, ma spero che possa rinunciare a qualche appuntamento e risolvere questa questione”. Sulla possibilità che Salvini non sia presente al Consiglio dei ministri di sabato, il vicepresidente del Consiglio replica: “Vediamo… noi non possiamo votare un decreto che ha dentro uno scudo penale. Si può rinunciare a qualche appuntamento e trovare il tempo per vederci e trovare una soluzione”.

E sul decreto commenta ancora: “Qualunque testo sia in discussione in questo momento il Movimento 5 stelle non lo può votare, perché abbiamo promesso di aiutare i cittadini e non i grandi evasori. Non credo che neanche gli elettori della Lega vogliano puntare allo scudo penale per chi si macchia di reati di riciclaggio”.