"Mio figlio aveva il viso tumefatto come quello di Stefano Cucchi". È agitata mamma Antonietta quando racconta quello che è accaduto a suo figlio Micheal, 19 anni, detenuto nel carcere di Santa Maria Maggiore di Venezia e disabile. Due giorni fa Micheal avrebbe dovuto essere accompagnato in tribunale di sorveglianza di Venezia per un'udienza a suo carico, ma in aula non è mai arrivato. A mamma Antonietta è stato spiegato che avrebbe saltato l'udienza perché era ‘troppo agitato', allora lei è andata a trovarlo in carcere, dove allo sportello è stata invitata a tornare in un altro momento, perché suo figlio continuava a essere ‘agitato'. Lei però non si è arresa e quella stessa mattina ha ottenuto di vedere Micheal in sala colloqui. Quello che ha visto è scritto nero su bianco in un esposto presentato alla stazione dei carabinieri di Mestre.

Occhi neri e graffi sul volto

"Mio figlio era in pessime condizioni igieniche (era sporco di urina, ndr) con il volto tumefatto ed entrambi gli occhi neri, il naso gonfio e vari graffi su tutto il viso". È proprio lui a spiegarle che quella mattina ha perso il controllo, ha staccato un pezzo di metallo dalla branda e ha cominciato ad agitarsi. Gli capita spesso, come ci raccontano sia mamma Antonietta sia il suo legale, l'avvocato Stefania Pattarello. "Micheal è affetto da un disturbo di personalità e ha provato più volte a farsi del male. Ha tentato di ingoiare lamette e frammenti di coperte tanto spesso che per evitare che si facesse del male lo hanno isolato". "Nella cella dove sono avvenuti i fatti, non c'era quasi nulla – spiega l'avvocato – ma far dormire un ragazzo di 19 anni sul pavimento, non è stato ritenuto dignitoso e per questo gli hanno lasciato la branda. Micheal, però, è riuscito a staccarne una gamba e ha cominciato a sbatterla contro la porta finché non sono intervenuti gli agenti. Ci hanno riferito che lo hanno bloccato con una siringa di sedativo".

Non è andato in ospedale

Micheal, invece, alla mamma racconta altro. "Dopo qualche ora da questo episodio – scrive Antonietta nella denuncia – è stato portato in un'altra cella separata nel padiglione sinistro del carcere e in quella cella, che si trova al secondo piano, sarebbero entrati sei o otto agenti che lo avebbero malmenato". "Al di là di come sono andati i fatti – dice l'avvocato – Micheal è affetto da un disturbo di personalità: perché si trova in carcere e non in una Rems o in un'altra struttura dove può ricevere assistenza psichiatrica? Ritengo che questo sia il vero punto della questione. Micheal, al di là di quello che è successo, non doveva trovarsi là". Perché Manuel non è considerato un malato pisichiatrico? "Il suo disturbo di personalità è stato ricondotto al ritardo mentale di cui è affetto – spiega l'avvocato – e per questo è stato ristretto in carcere e non in un'altra struttura. Ma in carcere – spiega l'avvocato – non si possono effettuare TSO né costringere i reclusi ad assumere i farmaci prescritti (in questo caso psicofarmaci). Al di là di quanto successo, bisogna interrogarsi sul perché, dopo innumerevoli segnalazioni degli atti di autolesionismo non si sono presi provvedimenti".

Dov'è Micheal ora? "Non è stato soccorso in ospedale (infatti non ci sono foto né referti, ndr) – spiega la mamma – è stato immediatamente trasferito al carcere di Verona, dove c'è una sezione per psichiatria. Ora verrà formulata una diagnosi". Micheal, per chi se lo stesse chiedendo, è detenuto per reati commessi con una babygang.