Il taglio della diaria per i migranti entrerà in vigore nel 2019, ma è stato annunciato ieri dal Viminale, dopo l'accordo raggiunto con l'Anac. Per ogni migrante, giornalmente, sarà disponibile una cifra che oscillerà tra 19 e 26 euro. Il ministero degli Interni ha spiegato che non verranno toccati "i servizi tesi a garantire la dignità della persona, dall'assistenza sanitaria alla mediazione linguistico culturale passando per i kit di ingresso, i pocket money e le schede telefoniche, mentre sono stati tagliati i servizi di integrazione e inserimento nel tessuto territoriale, riservati ai soli titolari di protezione internazionale". La riduzione dei costi previsti è stata motivata dal calo dei migranti presenti nel sistema dell'accoglienza: sarebbero 144mila. Come funziona?

In primo luogo le risorse stanziate dovranno tenere conto del numero di ospiti presenti nelle strutture. Tradotto: se per esempio si dimezza il numero di richiedenti asilo che alloggiano in un centro è "inutile garantire lo stesso numero di servizi. E quindi scenderà la spesa". L'idea alla base del cambio di passo parte da quest'assunto: solo chi ha diritto a rimanere nel nostro Paese può avere accesso a corsi di lingua italiana, e a quei servizi che facilitano l'integrazione, mentre rimangono garantiti gli aiuti di prima necessità, vestiti, cibo, assistenza sanitaria. In pratica per il Viminale "non ha senso offrire servizi in più se poi il soggetto sarà giudicato irregolare da espellere". Le risorse stanziate non serviranno a pagare le pulizie: i migranti che risiedono in appartamenti dovranno provvedere da soli per mantenere puliti e ordinati gli spazi che occupano. Inoltre non ci saranno più cuochi: ci si aspetta che i migranti cucinino in autonomia.

Nei centri verranno fatti frequenti controlli: "in modo che lo Stato non continuerà a pagare per ospiti che nel frattempo se ne sono andati come i famosi sbarcati dalla Diciotti" ha detto il ministero, con "sanzioni severe, fino alla revoca del contratto, per chi si prende la responsabilità di fare accoglienza ma non rispetta le regole". 

Per quanto riguarda poi gli hotspot cambia la logica di utilizzo, grazie al decreto Sicurezza: se prima infatti erano pensati per brevi soggiorni, adesso i migranti vi potranno risiedere fino a 30 giorni. La durata massima del trattenimento degli stranieri nei Centri di permanenza per il rimpatrio passa invece da 90 a 180 giorni. Viene poi introdotta la possibilità di trattenere i migranti in attesa di espulsione in altre strutture della Polizia di Stato, in mancanza di posti nei Cpr: nel decreto Sicurezza però non viene specificato che caratteristiche avranno questi luoghi e quali diritti avranno i migranti.