"Chi viene ad arrestarmi ho coca a casa e mi costituisco... questa volta il quantitativo è di 1,5 litri di coca… cola", così scherza sul suo profilo Facebook Riccardo Casamassima, il carabiniere che con le sue dichiarazioni sul caso della morte di Stefano Cucchi ha fatto riaprire le indagini a carico dei suoi colleghi dell'Arma per il pestaggio mortale del geometra romano. "Come dice Gianluca Vacchi… enjoy . Avvocato che faccio patteggio?" aggiunge nel suo post Casamassima a correndo di un foto che lo vede dietro le sbarre di una ringhiera, con le manette e una bottiglia della nota bevanda. Il riferimento è ovviamente alle accuse di droga che gli sono costate un rinvio giudizio da parte della Procura di Roma per detenzione di droga ai fini di spaccio. "Confesso ne avevo 4 casse di coca cola" aggiunge il militare sotto il suo post rispondendo agli amici che lo incitano a scherzare sulla delicata vicenda che lo vede coinvolto insieme alla  compagna, anche lei appuntato dei carabinieri.

Sul caso poco Casamassima era tornato poco prima, in un altro post sul social,  pubblicando alcuni documenti relativi a una sua denuncia fatta anni fa alla Procura militare di Roma contro i suoi superiori che avrebbero minacciato di rovinarlo. "Amici cominciate a farvi un idea per quanto è emerso ieri. Allego atti e ricostruisco qualche passaggio fatevi voi una idea" scrive il militare, raccontando: "Nel marzo 2015 denuncio alla Procura Militare il fatto che dei miei superiori dopo essere stati denunciati da me si rivolgono a una persona di grosso spessore criminale cercando elementi per rovinarmi. La procura militare a firma del Procuratore Capo De Paolis archivia senza fare accertamenti su questo gravissimo episodio di delegittimazione nei miei confronti. L ‘archiviazione non mi viene mai notificata. La prima persona che chiameremo in aula se ci sarà il rinvio a giudizio sarà l EX procuratore militare che dovrà dare delle belle spiegazioni"

Già a caldo, dopo la notizia del rinvio a giudizio, il carabiniere e il suo legale avevano chiarito che "nessuna sostanza stupefacente è stata trovata nella casa di Riccardo Casamassima o della sua compagna" nella perquisizione domiciliare che risale al 2014. "Mi è stata fatta una perquisizione nel 2014 a casa, dalla squadra mobile, dal reparto operativo dei Carabinieri inerente uno dei procedimenti penali a mio carico che non c’entrano niente con la droga. Non è la prima volta che vengono fatti dei tentativi per delegittimarmi" aveva spiegato il militare. "Questo rinvio a giudizio è un attacco strategico e un'intimidazione per screditare Casamassima, teste chiave al processo Cucchi" ha ribadito  il suo avvocato