di Simona Berterame e Charlotte Matteini

Proprio nelle ore immediatamente successive al tragico crollo del ponte Morandi a Genova, una dipendente in servizio presso il Centro Commerciale La Fiumara – sito a meno di 2 km dal disastro – è stata costretta ad arrivare a piedi sul luogo di lavoro nonostante le proibitive condizioni di traffico. In un audio Whatsapp, pubblicato in esclusiva da Fanpage.it, si sente la ragazza raccontare le richieste del datore di lavoro, che le ha appena imposto di recarsi a lavoro a piedi nonostante la tragedia in corso a poche centinaia di metri e nonostante l'impossibilità di raggiungere il centro commerciale in auto.

"Non potete capire. Sono uscita da Fiumara, sono arrivata a Sanpierdarena e non ti fanno passare. Ho lasciato la macchina a Sanpie, dove abitavano i tuoi V***, sto andando a piedi, devo fare tutto il giro a piedi perché è bloccato tutto anche da Fiumara e non posso tornare con la macchina, non ti fanno entrare, non ti fanno passare e devo fare tutto il giro a piedi. Passano ambulanze a tutto spiano, un bordello", si sente nel primo audio Whatsapp. "Sono a piedi, a Campi, dietro la devastazione più assoluta. Ora devo chiedere ai carabinieri se mi fanno passare a piedi, mi hanno fatto esaurire i vigili, ho la divisa addosso, sono bagnata, non vi dico, una tragedia comunque ragazzi…". 

"Una commessa mi ha inviato un audio incredibile, la vergogna nella tragedia. Costretta ad abbandonare l'auto e proseguire sotto la pioggia, in divisa, per raggiungere il centro commerciale Fiumara, a 800 metri dalla polvere, dalle macerie, dalla morte. Chiediamo alla proprietà e al Sindaco di chiudere subito quel centro commerciale. In questi casi l'amministrazione comunale può emettere un'ordinanza urgente per chiudere le attività commerciali. Ma troppo spesso lo shopping non si ferma davanti a nulla neanche davanti una tragedia così, neanche davanti ai morti sotto le lenzuola bianche, neanche per il lutto di un'intera città! Le multinazionali del commercio ormai governano le nostre città, continuano a macinare profitti sulla pelle dei lavoratori. E' ora di fermarle!", ha  commenta Francesco Iacovone, dell’esecutivo nazionale Cobas, aggiungendo inoltre che la direzione, contattata in seguito alla diffusione dell'audio, ha respinto le accuse e sostenuto di non essere intenzionata a chiudere il centro commerciale in mancanza di formale richiesta delle forze dell'ordine. Raggiunta telefonicamente da Fanpage.it, la direzione del centro commerciale ha dichiarato di non sapere nulla riguardo alla notizia e di non essere intenzionata a fare commenti.