Dipendenti dei consorzi di bacino

La protesta all'Ariston durante il monologo di apertura del Festival di Sanremo 2014 ha acceso i riflettori sulla mai sanata ferita rappresentata dai Consorzi di Bacino della Campania. Nato nel 2001 e frutto dell'emergenza rifiuti, il Cub Napoli-Caserta doveva reimpiegare disoccupati ed ex-detenuti in attività di pubblico interesse, quali la raccolta differenziata. Per anni, però, questi lavoratori sono stati “pagati per non lavorare”, mentre i Comuni che ne facevano parte mettevano su un giro di sub-appalti a ditte terze o municipalizzate per effettuare gli stessi servizi. La magistratura sta indagando sulle connivenze e sugli interessi della camorra dietro società come la Eco4 al centro del processo all'ex-senatore Nicola Cosentino, ma da sedici mesi i dipendenti dei Consorzi rimangono senza stipendio. “Facciamo debiti, siamo in mano agli strozzini, stiamo perdendo le case su cui avevamo acceso i mutui” ci raccontano, sostenendo di essere soltanto le pedine di un gioco politico ed affaristico più grande di loro. La magistratura sta indagando anche sul voto di scambio e le violenze di una frangia di questi lavoratori, che si interseca alle infinite proteste dei disoccupati napoletani e degli altri assunti in carrozzoni regionali come l'Astir.

Il Consorzio Unico di Bacino Napoli-Caserta viene istituito con una norma del 2001 e vengono assunti, tramite bando pubblico, diverse centinaia di operatori addetti all'avvio della raccolta differenziata. “Non sono mai stati messi in grado di lavorare -denuncia Orlando Cioffi del Flaica Cub- Fin dai primi tempi, gli stabilimenti sono stati saccheggiati di materiali e strumentazioni al fine di permettere a società create ad-hoc, senza alcuna selezione pubblica ma con assunzioni per chiamata diretta, di gestire il servizio si raccolta e differenziazione dei rifiuti nei comuni”. Il sistema, poi, diventa ingestibile perché ad ogni elezione e cambio di colore politico del comune, le nuove amministrazioni spostano nel Consorzio i lavoratori delle municipalizzate, assumendone di nuovi.

Minacce e violenza contro i lavoratori del Cub, da parte delle aziende in sub-appalto. Lo denuncia Antonio: "Eravamo a San Giorgio a Cremano, quando ci hanno minacciato ed hanno gettato le chiavi dei nostri mezzi nelle fogne. Ci hanno detto di andarcene perché il ciclo dei rifiuti lo dovevano gestire loro". La magistratura ha aperto diversi fascicoli per voto di scambio tra Napoli e Caserta, ma nel frattempo i lavoratori del settore sono diventati quasi trentamila e da circa sedici mesi gli stipendi degli ottocento dipendenti dell'ex-Cub Napoli-Caserta sono stati bloccati.

Debiti, usura, disperazione, molti di questi lavoratori senza lavoro tornano a vivere con i genitori anziani, nessuna banca apre loro una finanziaria perché non hanno una busta paga e nemmeno i contributi previdenziali vengono più versati dai Consorzi. “Abbiamo fatto una verifica all'Inpdap con i sindacati, risultato buchi di anni nei versamenti e questo comporta che molti dipendenti non possono andare in pensione, né possono licenziarsi perché non saprebbero come riscattare il proprio Tfr” afferma Cioffi.

Il carrozzone politico dei Consorzi di Bacino ha anche una frangia violenta, su cui si concentrano le attenzioni della magistratura. “Le elezioni europee si avvicinano e noi temiamo che i trentadue milioni che la Regione Campania deve mettere per finanziare i Consorzi siano utilizzati come arma di ricatto per il voto di scambio” ci dicono. Una quarantina di dipendenti si starebbe contraddistinguendo per aggressioni a sindacalisti e per le minacce con cui costringerebbero gli enti liquidatori a versare pagamenti soltanto ad una parte dei lavoratori. Tanto è vero che, dopo la protesta all'Ariston, sarebbe stato dato mandato per il pagamento di una mensilità, però tra il consorzio di Napoli e quello di Caserta -e tra i lavoratori di Napoli- si registrerebbero somme differenti. Qualcuno si ritrova con bonifici da seicento euro, altri da mille e duecento euro. Ufficialmente, per le diverse mansioni che dovrebbero svolgere questi dipendenti, in realtà -ci dicono dal sindacato- sarebbe frutto delle pressioni politiche di una parte della piazza che protesta.