Michael Cohen, ex legale di fiducia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e suo ex strettissimo collaboratore, è stato condannato a tre anni di carcere per il ruolo ricoperto nello scandalo delle somme di denaro elargite a due donne affinché non rendessero noto di aver avuto dei rapporti sessuali con l’attuale inquilino della Casa Bianca. La condanna di Cohen, che da tempo ha accettato di collaborare con ma magistratura e che si era dichiarato colpevole dei reati che gli erano contestati, rischia di essere il preludio a un autentico terremoto politico che potrebbe investire anche Donald Trump, e – seppur non direttamente collegata – arriva nell’ambito dell’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller sulla Russia. Prima della sentenza, uno dei suoi legali, chiedendo clemenza per il suo assistito, aveva affermato che Cohen "si è fatto avanti per offrire prove contro la persona più potente nel Paese".

Michael Cohen è stato condannato per aver utilizzato illecitamente fondi elettorali: l’accusa nei suoi confronti era di aver utilizzato denaro vincolato a spese elettorali per pagare le due donne – la modella Karen McDougal e l’attrice di film per adulti Stormy Daniels – affinché tenessero la bocca chiusa e non rivelassero pubblicamente le relazioni extraconiugali di Trump con loro. Interrogato, Cohen aveva confermato i sospetti indicando agli investigatori che era stato Trump stesso a ordinargli i pagamenti. Il Presidente degli Stati Uniti aveva inizialmente negato di sapere nulla al riguardo, ma negli ultimi giorni aveva ammesso di esserne a conoscenza, definendo i pagamenti "semplici transazioni private" e negando che rappresentassero una violazione delle leggi sulle campagne elettorali.

Alcune settimane fa Cohen si era dichiarato colpevole davanti alla corte di aver mentito nel 2017 alla commissione Intelligence del Senato riguardo un progetto per costruire una Trump Tower a Mosca. L'avvocato aveva dichiarato al Senato che tutte le discussioni sul progetto per la Trump Tower finirono nel gennaio del 2016 ma ha successivamente ammesso che tenne informato Trump – definito negli atti giudiziari come ‘individuo uno' – fino al giugno dello stesso anno.