Lui è in carcere per omicidio, lei in ospedale ricoverata nel reparto di chirurgia toracica con i segni di 14 profonde coltellate, ma il peggio dicono i medici, è passato. Patrizia, infatti, è ancora viva e a sentirla lo è grazie ai suoi figli, come racconta su Repubblica. "Ce l'ho fatta per i miei figli. Non pensavo ci sarei riuscita, ma sono ancora qui a lottare per loro".

Patrizia, ricoverata al San Giovanni Bosco in fin di vita, è stata aggredita con trenta coltellate, di cui 14 potenzialmente letali, dal convivente che l'accusava di un presunto tradimento. "Non c'è stato alcun tradimento – precisa Elena, amica della vittima – Lei, stufa di stare al fianco di una persona manesca, voleva lasciarlo. Non l'ha mai tradito. Anzi. Per 23 anni è stata al suo fianco e ha mantenuto sia lui che tutta la famiglia". L'episodio, come lascia intendere l'amica, è stato tutt'altro che un fulmine a ciel sereno, tanto che anche il figlio maggiore della coppia ha ammesso che temevano sarebbe finita così. "Ci vorrà tempo prima che mamma guarisca – dice  – più per le cicatrici che le rimarranno nell'animo che per le coltellate che mio padre le ha dato".

Nei prossimi giorni si discuterà la convalida del fermo del compagno di Patrizia, assistito dall'avvocato Matteo Massaia e ora ristretto al carcere Lorusso e Cutugno di Torino. L'episodio, aggrava l'agghiacciante bilancio degli ultimi giorni nell'ambito dei crimini di genere. Lo scorso otto marzo, giornata dedicata alla festa delle donne, è stato infatti occasione di riflessione sulle dinamiche violente tra uomo e donna.