Annamaria Franzoni è una donna libera. Condannata nel 2008 a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele di tre anni, avvenuto a Cogne il 30 gennaio 2002, il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha stabilito che la sua pena è espiata, con tre mesi di anticipo rispetto alle previsioni. “Da un lato sono contenta, dall'altro vorrei trovare la maniera di far capire alla gente che non sono stata io”, sono state le sue prime parole, pronunciate alle persone a lei vicine, come riporta l’Ansa. La donna ha sempre detto di essere innocente.

I 16 anni di pena sono stati ridotti a meno di 11 grazie a tre anni di indulto e ai giorni concessi di liberazione anticipata, il cui presupposto è che il detenuto partecipi all'opera di rieducazione e di reinserimento nella società: è possibile ottenere fino a 45 giorni ogni semestre di detenzione, considerando anche quella domiciliare. "Oggi è finita una storia giudiziaria che la mia cliente ha sempre vissuto nel rispetto delle regole pur professando sempre la propria innocenza – ha detto Paola Savio, legale di Annamaria Franzoni -. Il raggiungimento del fine pena non deve suscitare stupore. Si tratta di un calcolo matematico frutto di aver usufruito dei benefici penitenziari di legge. Ora – ha aggiunto – Annamaria spera nell’oblio per sé e per la famiglia. E glielo auguro anch’io”.

Soddisfatto anche Carlo Taormina, l'avvocato che la difese fino al 2007: "Quando qualcuno esce dal carcere un avvocato è sempre contento, in particolare per lei. L'ho difesa strenuamente contro tutto e tutti perché ero consapevole della sua innocenza. Annamaria ha scontato la sua pena, è giusto che torni libera e che possa svolgere la sua vita in maniera normale, recuperando tutte le limitazioni che ha dovuto subire nella sua attività lavorativa e soprattutto nei rapporti con i figli". Taormina, intervistato in radio da "La zanzara", non si è però risparmiato una stoccata sul contenzioso con la sua ex cliente che, sostiene gli deve "circa 400 mila euro. Aveva un'abitazione, la villetta di Cogne sulla quale avrei voluto fare il pignoramento, ma non è stato possibile. La rivendevo, che mi importa. E non posso nemmeno rivalermi sui conti correnti, visto che lì non ha una lira. Praticamente m'ha fregato. Posso riprendere quei soldi solo se si mette a lavorare e faccio il pignoramento presso terzi per lo stipendio che prende".