Sheval Ramadani, bracciante macedone di trentatré anni detenuto nel carcere di Montacuto ad Ancona, è stato condannato a otto anni di carcere per il tentato omicidio della compagna, una trentunenne romena che l’uomo aggredì a Civitanova Marche (Macerata) il 17 novembre scorso. Il bracciante è stato condannato al termine di un processo con rito abbreviato dal gup di Macerata Domenico Potetti. La Procura aveva chiesto quattordici anni di reclusione per Ramadani. Quel giorno del novembre scorso l’uomo accoltellò per gelosia la fidanzata, una ballerina di night, dopo averle gettato addosso acido muriatico. La donna venne raggiunta da tre coltellate, fortunatamente non lesive di organi vitali, e qualche goccia d'acido le arrivò sul volto facendole perdere quattro gradi di vista da un occhio. Se si è salvata dal tentato omicidio del compagno è anche grazie all'intervento del titolare di un ristorante, dentro al quale la ballerina si era rifugiata. La giovane rimase in ospedale per molti giorni dopo la brutale aggressione e venne anche sottoposta a un intervento chirurgico per curare alle lesioni guaribili in 60 giorni.

Alla polizia l’uomo disse: “Mandava selfie e messaggi ad altri mentre le parlavo” – Dopo l'arresto effettuato dalla Squadra mobile di Macerata, Sheval Ramadani di fatto confessò le sue responsabilità dicendo alla polizia di aver visto “tutto nero” durante un incontro con la compagna e raccontò che mentre lui le chiedeva di lasciare il lavoro da ballerina e di seguirlo in Toscana, lei avrebbe continuato a mandare messaggi e fotografie al telefono ad altri uomini. "Mandava sms e selfie ad altri mentre le stavo parlando. È stato un gesto d’impeto, ho visto tutto nero", così l'uomo aveva cercato di spiegare il suo gesto.