Tre persone sono state iscritte nel registro degli indagati in relazione alla morte di Chiara Ribechini, la ragazza di 24 anni impiegata che ha perso la vita la sera del 15 luglio 2018 dopo la cena al ristorante dell’agriturismo Colleoli a Palaia. Il pm Giancarlo Dominijanni, dopo aver esaminati i risultati delle consulenze e degli accertamenti tecnici, ha chiuso le indagini preliminari e deciso di procedere nei confronti della titolare del ristorante e delle due cuoche, difese dagli avvocati Alberto Marchesi e Rosa Rubino. L'ipotesi del pubblico ministero è che possa esserci stato un nesso di causa-effetto tra il lavoro svolto in cucina e la morte della giovane. Sotto esame, in particolare, la pietanza che ha scatenato lo shock anafilattico di Chiara Ribechini che neanche l’antidoto dell’adrenalina riuscì a fermare.

Secondo la Procura, dunque, ci sarebbero state responsabilità durante le fasi di preparazione in cucina, colpe riconducibili al soggetto o ai soggetti che hanno preparato il piatto e che avrebbero dovuto essere a conoscenza dei problemi della cliente a cui quell’alimento era destinato. Le analisi disposte dalla Procura di Pisa sui liquidi biologici relativi al cibo ingerito dalla 24enne hanno individuato la presenza di una seppur modica quantità di latte nel pane, che sarebbe stato in uno dei piatti serviti a Chiara. La ventiquattrenne tuttavia era iperallergica al latte e ai suoi derivati: con questo disturbo la ragazza aveva imparato a convivere, tanto che aveva sempre con sé un kit (siringa e farmaco a base di adrenalina) per le emergenze.

I familiari di Chiara Ribechini, seguitati dall’avvocato Francesca Zuccoli,  avevano lanciato un appello affinché la morte della ragazza non fosse vana e, in particolare, si prestasse sempre grande attenzione alle esigenze di persone intollerabili ad alcuni alimenti o allergiche.