Lula-Battisti

E' il sito Globo News a riportare la conferma, poi ripresa da tutti i maggiori media italiani, di alcune indiscrezioni che erano trapelate nei giorni scorsi da ambienti vicini al Governo brasiliano. Secondo i bene informati, infatti, il Presidente brasiliano Ignacio Lula avrebbe intenzione di negare l'estradizione in Italia di Cesare Battisti, motivando tale decisione con la necessità di preservare l'integrità fisica dell'ex terrorista poichè si ritiene che "esista un rischio di morte se tornerà in Italia".

Battisti, lo ricordiamo, negli anni di piombo ha fatto parte dei Proletari Armati per il Comunismo (organizzazione guidata da Arrigo Cavallina) ed è stato condannato all'ergastolo in contumacia (con sentenza passato in giudicato) come responsabile di quattro omicidi, tre come direttamente coinvolto nell'esecuzione, uno co – ideato ed eseguito da altri: dopo una serie di alterne vicende si era rifugiato in Francia, per poi fuggire in Brasile quando il Governo francese aveva accettato di estradarlo in Italia. La sua condizione ha sempre suscitato polemiche (negli anni della latitanza si era infatti affermato come scrittore di talento), con la nascita di un vasto movimento di solidarietà nei suoi confronti (animato da stimati intellettuali francesi, ma anche con l'appoggio di scrittori del calibro di Gabriel Garcia Marquez e Fred Vargas), fino addirittura alla concessione dello status di rifugiato politico da parte del Ministro della Giustizia brasiliano (decisione poi osteggiata dal Tribunale Supremo Federale che ne ha impedito la scarcerazione).

Così, se da un lato la scelta di Lula può non sorprendere, dall'altro vanno considerate le conseguenze in tema di relazioni istituzionali fra i due Paesi, in particolar modo per quel che riguarda le politiche in tema di collaborazione fra le magistrature e gli organi di polizia. Senza contare che una simile presa di posizione ha provocato la reazione sdegnata da parte dei familiari delle vittime dei crimini compiuti da Battisti, con Alberto Torreggiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 in un agguato nel quale lui stesso rimase paralizzato, che incalza: "Adesso bisogna fare qualcosa di veramente forte perché‚ questa è una gran presa in giro. Le parole non bastano più, ora contatterò gli organi competenti e decideremo come mobilitarci perché‚ questa non è tanto una questione personale ma la scelta apre un precedente molto pericoloso. Qualsiasi delinquente saprà di poter contare su una scappatoia, e questo non è giusto".