Potrebbe arrivate presto una sentenza di prescrizione per i cinque medici, tra cui il primario, del reparto dell'Ospedale Pertini di Roma in cui Stefano Cucchi fu ricoverato a seguito delle percosse subite nella caserma dei carabinieri prima di morire. È stato lo stesso procuratore generale Mario Remus, infatti, a chiedere al giudice di mettere fine al processo a carico degli imputati a conclusione della sua requisitoria in aula, dichiarando prescritto il reato di omicidio colposo di cui sono accusati i dottori. Un triste finale che in realtà da tempo pareva ormai inevitabile visto l'intricato iter processuale del caso che è andato di pare passo con gli altri processi avviati per fare luce sulla morte di Stefano Cucchi

I cinque imputati infatti inizialmente furono accusati e portati a processo con l'accusa di abbandono d'incapace che poi venne trasformata nel reato di omicidio colposo per il quale i medici furono anche condannati in primo grado, nel giugno 2013, a pene comprese tra i due anni di reclusione e un anno e quattro mesi di carcere. La sentenza venne però ribaltata in Appello con un'assoluzione mentre al terzo grado di giudizio la Corte di Cassazione sentenziò che era tutto da rifare rimandando indietro gli altri. I nuovi giudici hanno confermarono l'assoluzione ma la Cassazione ha ancora un volta rispedito indietro gli atti per un ennesimo processo di Appello che però oramai si avvia verso la prescrizione.

"È una sconfitta della giustizia", ha ammesso amaramente lo stesso Pg Remus, commentando: "Questo processo però è stato fatto fra mille difficoltà". Il procuratore nel corso della requisitoria ha anche confermato il suo impianto accusatorio contro i medici. Per salvarlo "sarebbe bastato un tocco di umanità, un gesto, per convincerlo a bere e a mangiare"  ha spiegato il magistrato, proseguendo: "Da parte dei medici ci fu un sordo disinteresse delle sue condizioni, non c’è stato alcun ‘ascolto’ clinico: Cucchi non è stato ascoltato e non è stato trattato come avrebbe dovuto". "È vero, forse Cucchi era un paziente difficile, ma perché aveva anche delle recriminazioni per come la giustizia lo stava trattando, visto che era incensurato" ha chiarito il pg, ricordando che dalle indagini  sono emersi "tutti gli elementi che indicano la sciatteria e la negligenza che imperversava all’ospedale", primo fra tutti il fatto che nella cartella clinica del paziente "non si diceva mai quanto beveva, era un paziente trascurato, o forse si voleva nascondere qualcosa". La prossima udienza del processo a carico dei medici è stata fissata è al 3 luglio quando davanti al giudice ci saranno le discussioni delle difesa degli imputati.