A proposito di Noemi, sedici anni, uccisa a sassate dal fidanzato di diciassette. Italia, anno domini 2017.

Se una giraffa dice "sono un castoro", resta una giraffa. Se un coccodrillo dice "sono un gatto" resta un coccodrillo, non farà le fusa.
Se un paio di pantaloni dicono "siamo un cappello" potrete mettervi i pantaloni in testa, ma finirete per camminare con un paio di pantaloni in testa, non si trasformeranno mai in un cappello.

Un'auto non è una bicicletta, chiedetelo a un ciclista investito. Una roulotte non è una villa, chiedetelo a quelli che abitano in un campo rom.

Se lui ti dice "cosa esci a fare con le tue amiche" non è amore. Se lui ti dice "voglio controllare il tuo telefono tutte le volte che voglio", non è amore. Non è amore se lui non ti lascia gli spazi liberi che TU vuoi. Quando TU vuoi.

Non è amore quando lui ti dice che non vali niente, che non conti un cazzo, che non capisci nulla. Se ti dice che hai il cervello di una gallina, che sei una donna e quindi "gli altri uomini non li guardi ma io faccio quello che voglio con le altre donne". Non è amore quando lui dice che sei stupida, cretina, imbecille. Pazza, matta, da ricovero o da "trattamento sanitario obbligatorio". Non è amore quando lui dice di te una sola di queste cose ai suoi amici, oppure ti mette in imbarazzo di fronte a loro. Anche se dice che "lo fa per scherzare" oppure "ma fatti una risata, zoccola". Non è amore se ti chiama cagna, puttana o troia.

Non è amore, ovviamente, se ti picchia o ti dà uno schiaffo, o un pugno, anche una sola volta. Oppure se ti getta a terra con una spinta, anche una sola volta. Non è amore neanche se poi ti chiede scusa con un mazzo di rose rosse e ti giura che non lo farà mai più.

Non esiste provocazione, atteggiamento, vestiario, che possa giustificare qualcuna delle affermazioni precedenti. Ricordatevelo sempre: avere una gonna corta o lunga, un tanga brasiliano o "le mutande della nonna". Indossare un reggiseno imbottito o non portare il reggiseno. Niente di tutto questo spiega, tanto meno può giustificare, un atteggiamento prevaricatore nei vostri confronti. Se si parla di voi l'unica persona che può decidere su voi stesse, siete voi.