Attraverso un loro uomo di fiducia che agiva da caporale, assoldavano braccianti agricoli stranieri per farli lavorare nei loro campi in condizioni estreme e con paghe irrisorie, imponendo poi loro di vivere in tuguri sporchi e malsani, sottoponendoli  a una sorte di vera e propria schiavitù. Trattamenti degradanti che sono diventati ancora più sconvolgenti quando due di loro hanno imposto ad alcune lavoratrici di soddisfare le loro voglie sessuali violentandole. Per questo due coppie di proprietari agricoli  sono state fermate dai carabinieri insieme al loro uomo di fiducia a Sant’Eufemia d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria su richiesta della Procura di Palmi. I cinque ora devono rispondere a vario titolo delle accuse di sfruttamento del lavoro, violenza sessuale, estorsione,  intermediazione illecita e istigazione alla corruzione.

Due di loro, marito e moglie di 65 e 61 anni, sono finiti in carcere, per un altro proprietario, un 82enne, sono scattati i domiciliari mentre per la moglie di questo, una 75enne, e il caporale 36enne è stato disposto l’obbligo di firma. Quest'ultimo, un cittadino romeno come la maggior parte dalle vittime, è accusato insieme al 65enne di violenza sessuale in danno di due lavoratrici rumene che lavoravano alle dipendenze dell’azienda agricola di famiglia. A capo di tutto, secondo gli inquirenti, vi era l'uomo finito in carcere che i braccianti chiamavano "padrone".  In casa sua gli inquirenti hanno ritrovato diverse armi con matricola abrasa e relative munizioni oltre a una consistente somma  di denaro in contanti pari a circa 30mila euro.

Le indagini erano partite nel settembre 2017 quando un cittadino rumeno, stanco di essere sfruttato, ha sporto denuncia ai carabinieri. Le successive indagini hanno portato alla luce una situazione di sfruttamento e degrado assoluta. Gli operai erano costretti a stare nei campi dall'alba e fino oltre le 22 per un paga di appena un euro all'ora, sempre in nero e addirittura a volte non versata nei termini pattuiti. Le uniche ore di riposo notturne erano costretti a trascorrerle in un casolare abbandonato su brande luride dove poi si sono consumati anche gli stupri. Durante le indagini gli indagati avevano anche tentato di corrompere i carabinieri chiedendo loro di omettere dei controlli in cambio di prodotti provenienti dai campi agricoli