Gli ordini complessivi registrati dal Btp Italia, (il titolo indicizzato all'inflazione italiana, con scadenza a 4 anni), sommando gli acquisti degli investitori e retail, si sono attestati a 2,16 miliardi. Si tratta del secondo peggior risultato dopo l'emissione del giugno 2012, la seconda della serie, che si attestò a 1,73 miliardi. Il record di richieste toccò i 22,2 miliardi a novembre 2013. La domanda retail per 863 milioni è invece al record negativo di sempre.

Lo ha fatto sapere il Mef, a conclusione della giornata dedicata agli investitori istituzionali. "L'importo emesso – si legge in un comunicato – è stato pari a 2.164,127 milioni di euro e coincide con il controvalore complessivo dei contratti di acquisto validamente conclusi alla pari sul MOT (il Mercato Telematico delle Obbligazioni e Titoli di Stato di Borsa Italiana) attraverso Banca IMI S.p.A. e BNP Paribas durante il periodo di collocamento, che è iniziato il giorno 19 novembre 2018 e si è concluso alle ore 11 della giornata odierna". In particolare, nel corso della Prima Fase del collocamento (dedicata a investitori individuali e affini), dal 19 al 21 novembre 2018, sono stati conclusi 31.011 contratti per un controvalore pari a 863,340 milioni di euro. Nella Seconda Fase del collocamento (dedicata a investitori istituzionali), che si è aperta e conclusa nella giornata odierna, il numero delle proposte di adesione pervenute ed eseguite è stato pari a 55, per un controvalore emesso pari a 1.300,787 milioni di euro. Con un altro comunicato, che sarà diramato nella giornata del 23 novembre 2018, verranno fornite indicazioni qualitative sulle caratteristiche della domanda, distinguendo le due fasi del periodo di collocamento.

Sull'emissione di Btp Italia del giugno 2012, pesava però un clima dei mercati e dell'economia difficile. In primo luogo la crisi della Grecia e del debito sovrano europeo, con la Spagna che aveva chiesto aiuto alla Ue per salvare le banche, l'Italia in recessione e sotto pressione dei mercati (lo spread era a oltre 400 punti) che minacciavano la stessa sopravvivenza dell'euro. Una situazione risolta solo, alla fine di luglio, grazie all'intervento del presidente della Bce Mario Draghi che affermò che l'istituto centrale avrebbe fatto "tutto il necessario per sostenere l'euro" ("whatever it takes"). In quella situazione il Tesoro italiano, che pure aveva realizzato un buon successo (7,3 miliardi) nella prima operazione di Btp Italia, si giustificò dicendo di attendersi un collocamento di ammontare minore.

Intanto il ministro dell'Economia Tria ha sottolineato che "Se l'aumento dello spread" tra Btp e bund tedeschi "persistesse nel tempo la traslazione sui tassi praticati dalle banche per i mutui ipotecari potrebbe risultare più significativa" – ha detto durante il Question Time del Senato – "La principale ragione della resilienza sin qui mostrata dal sistema bancario – sottolinea Tria- è che la crescita dei depositi bancari è continuata fino a tutto settembre e ottobre, per cui le banche dispongono della liquidità necessaria". Lo spread oggi pomeriggio viaggia in calo, dopo la chiusura di ieri a 311 punti, e si muove intorno ai 305 punti base. Il rendimento del decennale è al 3,4%.

"L'asta dei titoli di stato è stata la peggiore dal 2012. Salvini e Di Maio hanno fatto una legge di bilancio stupida, che fa male all’Italia. E danno la colpa a noi. Ma pensano che gli italiani si bevano tutte le loro #FakeNews? Il tempo è galantuomo, la verità arriva". Ha attaccato su Twitter Matteo Renzi.

"Il collocamento del Btp Italia ha segnato un flop senza precedenti, a seguito di cui la Lega dovrebbe abbandonare il dannoso programma economico del governo, far cadere l'esecutivo e tornare nel centrodestra", ha scritto in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile della politica economica di Forza Italia.

"Spieghiamo perché famiglie ed imprese verranno colpite da questo flop. Se il Tesoro non riesce a finanziarsi offrendo un rendimento al 3% su titolo con durata a 4 anni – ha spiegato Brunetta – come può immaginare che nel medio periodo famiglie ed imprese paghino interessi inferiori sui prestiti sottoscritti con le loro banche? Lo Stato, infatti, ha un grado di solvibilità più alto rispetto a quello di famiglie e imprese, non fosse altro perché può sempre imporre a questi nuove tasse per aumentare le sue entrate. C'è poi un secondo effetto da considerare, chiamato ‘effetto spiazzamento'. Se banche e famiglie con denaro da investire trovano più conveniente acquistare titoli di Stato, perché questi offrono rendimenti più alti rispetto a quelli offerti delle imprese, queste ultime saranno costrette ad alzare i loro interessi passivi per poter attrarre capitali, facendo così peggiorare il conto economico e con la riduzione delle risorse disponibili per investimenti e nuove assunzioni. Il terzo aspetto negativo è quello psicologico. Se gli italiani ritengono che i rischi legati ad un investimento in titolo di Stato vada remunerato a tassi più alti di quelli proposti dal Tesoro, è facile immaginare che un investitore istituzionale chiederà rendimenti ancora più alti, provocando ulteriori costi per le finanze pubbliche".