Il fenomeno dei blog Pro Anoressia non è nuovo, come non lo è la malattia. Con lo sviluppo dei social media però sono aumentati i ‘blog pro Ana', piattaforme che riuniscono ragazze e ragazzi di tutte le età malati di disturbi alimentari che non vogliono, e non sanno, come affrontare il problema che li affligge. O meglio, la malattia che li tormenta. In questi forum, la Filosofia Pro Anoressia si diffonde in modo capillare tramite gruppi, profili e hashtag. I forum assumono le sembianze di sette religiose: le fedeli di Ana, dove Ana è una musa ispiratrice e un ideale supremo, si dichiarano seguaci di un vero e proprio modo di essere e di pensare, si confrontano, si riconoscono e, per allinearsi a livello comportamentale, si danno delle regole da rispettare, scambiandosi materiali sull'argomento.

Non esiste una legge in grado di contenere questi gruppi dove, di fatto, ci si consiglia e sostiene a vicenda per evitare di assumere cibo, si insegna come indurre il vomito. Ma come fare a rintracciare e denunciare profili e blog che cambiano continuamente nome, vengono aperti e chiusi nel giro di pochi giorni e soprattutto servono per creare gruppi su Whatsapp? E poi, si può parlare di istigazione all'anoressia e punire persone malate?

Rispondere a queste domande non è semplice. Prima di tutto, non è così immediato trovare siti pro anoressia, così come non è scontato essere accettate nelle chat. Per poterci accedere infatti, esiste una sorta di selezione che prevede l'invio di foto, e viene chiesto alle aspiranti anoressiche di esplicitare i propri obiettivi di dimagrimento, per testare fino a dove sarebbero in grado di spingersi, redigendo una sorta di diario sull’evoluzione del loro disturbo alimentare. Una caccia alle streghe per chiudere e censurare di continuo i blog e i forum che ripetutamente vengono creati quindi non sarebbe né sufficiente, né funzionale e nemmeno possibile. Anzi, come spiega il presidente della Sisdca (Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare) e maggior esperto in Italia di siti Pro Ana Umberto Nizzoli, dovrebbero essere utilizzati per raccogliere informazioni sullo sviluppo sociale della malattia, e come momento di ascolto delle richieste degli utenti.

Fini e limiti della legge

Il primo disegno di legge volto a punire gli autori e le autrici dei siti Pro Ana è stato presentato nel 2008 e portava la firma della deputata Beatrice Lorenzin. Con questo, si voleva inserire il reato di istigazione al ricorso di pratiche alimentari "idonee a provocare l'anoressia o la bulimia", affiancando l'articolo (580-bis) nel codice penale al 580, quello che regola il reato di istigazione al suicidio. Nel testo, precisamente, c'era scritto che la legge sarebbe stata rivolta a "chiunque, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, determina o rafforza l'altrui proposito di ricorrere a pratiche di restrizione alimentare prolungata, idonee a procurare anoressia o bulimia, e ne agevola l'esecuzione".

Dopo questa proposta, ne sono state presentate altre due che non si allontanavano molto dalla prima. L'ultimo disegno di legge è arrivato nel 2017: è il ddl n.4511 e porta la firma di Mario Borghese. Nella relazione introduttiva però, non si fa alcun riferimento a siti, blog, gruppi Pro Ana e Pro Mia (Pro bulimia), ovvero il cuore della prima proposta di legge. Al microscopio questa volta è stato analizzato il lato sociale del disturbo. Si unisce però al n. 438 del 2013, un testo in riesame fino al 2017. Nella relazione di quest'ultimo ddl invece si tratta di blog e siti, mettendo in evidenza anche i numeri: vengono segnalati circa 300mila siti, il problema però è che non vengono citati social network più moderni come Instagram e Whatsapp.

Non bisogna dimenticare che chi struttura questi luoghi virtuali di incontro è, solitamente, a sua volta malato di un disturbo del comportamento alimentare. E proprio qui si configura il problema cruciale della legge proposta: condannare persone che a loro volta stanno male, è giusto? Stefano Tavilla, presidente dell’associazione Mi nutro di vita che da anni si occupa di informazione e sostegno alle famiglie di pazienti, e che è stato ascoltato dagli addetti ai lavori per la stesura degli emendamenti, ha spiegato: "La maggior parte delle persone che frequentano questi siti è fatta di persone che stanno male a loro volta. Quindi non possiamo condannarle. È un punto imprescindibile: si deve formulare il reato e la pena, ma la pena va poi tramutata in un percorso di cura”. Questo significa che nel momento in cui si accerta un disturbo nel soggetto considerato istigatore, la pena detentiva dovrebbe essere trasformata in un Trattamento sanitario obbligatorio (emendamento 2.5, art.2). Al momento, però, l'iter di queste proposte di legge è fermo.

Può davvero esistere un reato di istigazione all'anoressia? Secondo alcune analisi, la risposta è no. Come spiega Nizzoli: "L’induzione, o istigazione avviene nel momento in cui c’è un tale, o un gruppo, che vuole che una persona organizzi la propria personalità all’interno di un disturbo alimentare grave, come l’anoressia nervosa. Se questa persona è in una condizione di inferiorità psicologica, può farsi suggestionare e nella costruzione della propria modalità di rapporto con il cibo e con il peso. Ma questo può accadere nel caso in cui si tratti di una persona non completamente in grado di intendere e di volere, magari perché molto molto giovane. Se si tratta di una ragazza che ad esempio è già maggiorenne, la possibilità che ci sia qualcuno che possa istigarla riguarda solo coloro che hanno una grave psicopatologia preesistente”.

I disturbi del comportamento alimentare (DCA)

I DCA,  secondo le stime, raccolgono quasi 3milioni di pazienti e sono considerati la seconda causa di morte tra gli adolescenti. Una vera e propria epidemia sociale che non sembra in grado di essere fermata. Anzi, continua a crescere mutando in patologie nuove, ma non tanto diverse dalla tradizionale anoressia, dalla bulimia o dalla fame incontrollata. Semplicemente, anche queste patologie si stanno modernizzando: oggi gli esperti parlano dell'aumento dell'ortoressia, l’ossessione del mangiare sano oppure la vigoressia, che dalla preoccupazione per la massa muscolare impone regimi alimentari non corretti.

Quello che va sottolineato però, è che è necessario superare il credo comune che siano solo ‘capricci'. Non è così. Sono vere e proprie malattie che possono insorgere in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo causando un’alterazione dello schema corporeo e portano il paziente a vedersi grasso anche quando non lo è. Una sorta di allucinazione perenne che non ha a che fare con le mode.Sicuramente, di base, è presente un disagio profondo dell’animo. Un paziente che si ammala di un disturbo del comportamento alimentare spesso infatti non riesce più a riconoscere e a gestire le proprie emozioni. L'unica forza che riesce ad avere è quella necessaria per non nutrirsi, controllando in questo modo un istinto vitale per ogni essere umano. E sentendosi, così, invincibile.