Nell'era dei social e delle app di messaggistica istantanea, sempre più spesso ci ritroviamo davanti a veri e propri casi di allarme sociale ingiustificato, generato da false notizie a volte create appositamente per mettere paura  e che circolano così velocemente tra gruppi e pagine social da diventare incontrollabili. Così di volta in volta ritornano casi di rapimenti di bambini e stupri di gruppo, tutti inventati di sana pianta. È proprio quello che è capitato nei giorni scorsi in Germania dove la falsa notizia di uno stupro di gruppo ai danni di una bambina stava allarmando una intera comunità. La fake news inoltre additava un imprecisato gruppo di rifugiati afgani come autori del brutale reato scatenando insulti e attacchi contro la comunità di stranieri.

Per questo un poliziotto della zona, Andreas Guske, ha deciso di scendere in campo personalmente per smentire la bufala con una iniziativa senza precedenti: andando casa per casa nella città bavarese di Traunstein e incontrando tutte le persone che avevano condiviso la fake news. Il tutto era partito da un vero fatto di cronaca, una molestia da parte di un uomo contro una diciassettenne della zona. L'episodio in breve era stato ingigantito mentre il tam tam social aveva fatto il resto. Inutili i successivi appelli da parte di polizia e autorità locali per rassicurare tutti che non vi era alcuna banda di stupratori in giro. A quel punto l'agente  Guske ha deciso di intervenire in prima persona e con un contatto diretto. Alla fine la maggior parte delle persone ha deciso di rimuovere la storia dai propri profili social.