Entra in ospedale per sottoporsi a un intervento di routine per un’ernia e ne esce su una sedia a rotelle. È accaduto a un giardiniere veronese di quaranta anni, rimasto paralizzato dopo aver tentato di mettere fine a quel mal di schiena che non gli dava pace. Per guarire da quella fastidiosa lombosciatalgia un anno e mezzo fa il paziente, un giardiniere con l’hobby della caccia, aveva deciso di sottoporsi a un intervento a Verona: un intervento che avrebbe dovuto tenerlo sotto i ferri una ventina di minuti, ma in realtà dalla sala operatoria è uscito dopo quattro ore paralizzato. Non potrà mai più muovere le gambe né rialzarsi dalla sedia a rotelle. A riportare la vicenda sono i quotidiani locali, che scrivono che adesso sul registro degli indagati ci sono i nomi dei cinque medici dell’ospedale di Negrar che si occuparono di lui al “Sacro Cuore” il 6 marzo 2018.

Indagati cinque medici – La vicenda è approdata davanti al giudice per le indagini preliminari Paola Vacca. Il capo d’imputazione ipotizza da parte degli indagati il reato di lesioni, “perché in cooperazione colposa tra loro, nell’esercizio della professione sanitaria, il primo in qualità di medico che ha eseguito l’intervento, il secondo in qualità di anestesista, durante un intervento di sescectomia endoscopica tranforaminale dell’ernia discale destra, i restanti tre indagati in qualità di medici che avevano seguito la fase post operatoria, cagionavano – secondo l'accusa – una lesione personale grave al paziente, il quale riportava la paralisi alle gambe”. Le perizie e l’eventuale processo dovranno stabilire se si è trattato di una tragica fatalità oppure se ci sono responsabilità del personale medico nella vicenda del quarantenne, che ormai ha dovuto dire addio anche al suo lavoro di giardiniere. La prossima udienza è fissata per marzo.